Riapertura delle scuole? La parola ad una maestra di elementari del luganese: “Stiamo vivendo un periodo caratterizzato da molte incertezze. Quello che mi sento di dire è che sarebbe azzardato prendere decisioni poco prudenti che rischiano di vanificare gli sforzi finora intrapresi per contenere la pandemia. Nonostante la notizia fosse nell’aria da settimane, la decisione della chiusura delle scuole è stata presa mentre eravamo in classe in orario di lavoro. Abbiamo dovuto agire rapidamente”, così inizia il racconto di Francesca (nome di fantasia), maestra di elementari del luganese, sulla sua esperienza dall’inizio di questa pandemia. “Abbiamo comunicato alle famiglie come intendevamo organizzare la gestione dei compiti a casa. Gli istituti scolastici hanno adottato scelte diverse”. I docenti in Ticino hanno dovuto abituarsi a nuovi metodi: inoltrano i compiti tramite posta, altri utilizzano quella elettronica, altri ancora li consegnano direttamente nella buca delle lettere degli allievi, insomma è stato l’inizio di un nuovo metodo di insegnamento e non facile, perché “la didattica a distanza ha dei limiti” secondo l’insegnante, ma “ora che sembra essersi stabilito un certo equilibrio sarebbe peccato dover stravolgere tutto”. Infatti se per gli insegnanti non è stato facile, le difficoltà le hanno avute anche gli allievi e i genitori che hanno dovuto abituarsi rapidamente.

Un docente ai tempi del coronavirus, cosa teme di più? Francesca è preoccupata per la salute dei suoi bambini e dei loro genitori: “Sarebbe innaturale, seppur necessario, impedire ai bambini di abbracciare compagni e docenti. Vedo anche difficile controllare che i ragazzi rispettino le distanze sociali nei momenti più informali. Pur lavorando probabilmente con classi dimezzate questo compito non sarebbe da meno”. Le direttive da parte dalla Confederazione e dal cantone non sono ancora arrivate, ma si parla di dimezzare le classi per permettere che le misure di igiene vengano rispettate. “Momentaneamente penso che non ci siano ancora i presupposti per garantire la sicurezza sia dei docenti che degli allievi stessi. Già nel periodo prima della chiusura della scuola ci si è resi conto che non era sempre possibile mantenere le distanze minime”, continua Francesca, ” se rientriamo con classi dimezzate verrebbe a cadere anche il discorso dell’accudimento, servizio fondamentale per i genitori che lavorano”. Sì, perché le scuole non hanno effettivamente chiuso del tutto, alcuni maestri sono rimasti a disposizione per permettere, ad esempio, a due genitori medici o infermieri, di poter continuare a svolgere il proprio lavoro.

Alla domanda: “Francesca, riapriresti le scuole ora?”, non ho sentito alcuna esitazione nella sua risposta: “La salute prima di tutto! È sicuramente preferibile ricominciare a settembre con la speranza di avere delle sicurezze in più. Considerato il breve periodo che manca alle vacanze estive continuerei con la didattica a distanza, alla quale gli allievi e genitori si stanno abituando”.