Una stagione che fin dal titolo, Impressioni di realtà, deriva ispirazione da creazioni artistiche che riflettono sulla realtà e sulla sua rappresentazione. Negli anni recenti, molti artisti hanno lavorato su quello che è stato definito teatro documentario, creando spettacoli basati su testimonianze dirette e su fatti di cronaca. Ed è partendo da questa constatazione che il direttore artistico Carmelo Rifici si è posto la domanda: “La realtà è un’impressione o fa impressione?” La risposta è affidata a spettacoli quali Granma del collettivo svizzero-tedesco Rimini Protokoll, Hate Radio del bernese Milo Rau e Minefield dell’argentina Lola Arias. O ancora all’innegabile talento dell’ungherese Kornél Mundruczó, che si rivela in Imitation of life e allo spettacolo Macbeth, le cose nascoste dello stesso Rifici, che invita gli spettatori a condividere con lui un coraggioso viaggio nell’anima e nell’inconscio degli attori.
Rimini Protokoll, Milo Rau e Carmelo Rifici rappresentano pure la scena teatrale svizzera, alla quale è dedicato un focus di ben diciassette lavori che ne mostrano il fermento artistico e l’eccellente creatività. Tra questi, il pubblico potrà vedere (o rivedere) Donka – una lettera a Čechov e Bianco su Bianco, due successi della Compagnia Finzi Pasca, amata quanto Gardi Hutter che torna con La sarta. Ampio spazio è dedicato ai protagonisti della danza rossocrociata del nostro tempo: Yasmine Hugonnet presenta Chro no lo gi cal, lavoro che si ispira al De rerum natura di Lucrezio; Phillippe Saire porta a Lugano Actéon; il balletto di Basilea – una delle quattro compagnie elvetiche dal grande repertorio classico – arriva per la prima volta al LAC con Carmen; mentre Tabea Martin, di cui alcuni ricorderanno l’arguto This is my last dance (FIT 2018), propone il suo nuovo lavoro Nothing Left. La rassegna PREMIO, realizzata con il sostegno della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, della Fondazione Ernst Göhner e del Percento culturale Migros, offre invece visibilità alla scena svizzera emergente, portando sul palco le nuove creazioni di Teresa Vittucci, Alessia Della Casa e Simon Senn.
In stagione debuttano poi sei nuove produzioni e co-produzioni, che attestano la solidità del LAC in ambito produttivo. Dopo il successo di Nettles, Trickster-p presenta in anteprima Book is a book is a book: progetto scenico in cui lo spettatore, guidato da auricolari, è invitato a compiere un viaggio tra immagini, suoni e le parole di un libro inedito. Il talentuoso e giovane regista Leonardo Lidi si misura con Lo zoo di vetro, celebre opera teatrale di Tennesse Williams, in cui indaga il tema delle dinamiche famigliari. Il ticinese Igor Horvat firma la regia de La bottega del caffè, commedia in cui dirige, tra gli altri, Antonio Ballerio e Massimiliano Zampetti. Il Teatro dell’Elfo, compagnia che con il suo lavoro ha scritto la storia recente del teatro italiano, debutta con Diplomazia, testo del francese Cyril Gely. Coprodotto dal LAC, quest’ultima prova conferma l’attenzione della compagnia milanese nei confronti della drammaturgia contemporanea.
La rassegna si chiude con la seconda prova lirica del LAC a un anno di distanza da Il Barbiere di Siviglia. Si tratta de La traviata di Giuseppe Verdi, opera concepita per lo Sferisterio di Macerata e replicata in tutto il mondo. Diretto da Henning Brockhaus, regista collaboratore di Giorgio Strehler, il capolavoro verdiano eseguito dall’Orchestra della Svizzera italiana, dal Coro della Radiotelevisione svizzera, sotto la guida di Markus Poschner, è prodotto da Sferisterio, LAC, LuganoMusica e Orchestra della Svizzera Italiana. Sempre l’OSI, in quest’occasione diretta da Francesco Bossaglia, accompagnerà Metamorphosis creazione di Virglio Sieni che ha appena debuttato a BolzanoDanza.
La rassegna presenta due nuovi focus: “Scrittura di scena” e “Corpo in scena”. Il primo indaga il lavoro di scrittura, questione fondante del teatro nel suo farsi, presentando tre lavori scritti o riscritti da Angela Demattè, Emanuele Aldrovandi, Vitaliano Trevisan, già vincitori del Premio Riccione, il più antico e prestigioso riconoscimento italiano di drammaturgia, qui autori rispettivamente degli adattamenti di Macbeth, le cose nascoste, La bottega del caffè e de La bancarotta. Il secondo invece è dedicato alla creatività femminile. Le protagoniste sono tre artiste, tre donne di generazioni e poetiche assai diverse che hanno posto al centro della loro ricerca il lavoro sul corpo: Emma Dante, artista che non ha bisogno di presentazioni, Silvia Costa già collaboratrice di Romeo Castellucci e la coreografa e danzatrice Michela Lucenti.
La vis comica infine attraversa la stagione grazie ad artisti come Giacomo Poretti, già attore del celebre trio, qui autore e protagonista di Fare un’anima, Geppi Cucciari e Teresa Mannino. Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti e Paola Quattrini sono i protagonisti di Se devi dire una bugia dilla grossa, cavallo di battaglia della ditta Dorelli; i Legnanesi, faranno trascorre al pubblico due ore spensierate con il loro ultimo spettacolo Non ci resta che ridere.
Tutto questo e molto altro nella bella stagione del LAC che si apre, come di consueto, con il FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea. Dieci giorni di teatro, performance, danza, votati all’innovazione e all’ibridazione dei linguaggi, a modalità artistiche e progettuali al di fuori delle consuetudini e delle convenzioni.