Accorciare le distanze, in un tempo in cui la scienza chiede, invece, di allungarle. Un distanziamento fisico è quello che ha investito i luoghi della cultura che per loro natura, invece, richiedono e cercano un avvicinamento sociale.
Tra coloro che già da quattro anni hanno cominciato un dialogo con il proprio pubblico, anche oltre i confini cantonali e nazionali, e ben oltre il periodo deputato della manifestazione stessa, ci sono senza dubbio il FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea, storico festival luganese legato a teatro, performance, danza e installazioni che ogni anno si ritrova negli spazi teatrali e site specific della città di Lugano tra settembre e ottobre, e il LAC di Lugano.
Nel 2016 infatti dalla collaborazione tra LAC e FIT Festival (progetto ideato da Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC e Paola Tripoli direttrice del FIT) nasce la collana I Quaderni del FIT, un progetto editoriale che intende essere uno spazio di riflessione e condivisione di sguardi. Un tavolo di confronto tra artisti, operatori, critici e pubblico e allo stesso tempo uno strumento per tornare a ragionare di e sul teatro, da un duplice punto di vista: quello delle prospettive critico-teoriche e quello delle diverse prassi della scena. Ogni volume mette a fuoco, di anno in anno, professionalità e ambiti che costituiscono il variegato mosaico delle arti performative.
Nel mese di maggio, come ogni anno, è stato pubblicato il quarto numero dei Quaderni dal titolo: “Sguardi sul contemporaneo. Violenza e potere”. La scelta dei due promotori è stata quella, già in tempi non sospetti – mai come in questo periodo si fa la scelta, un po’ esagerata, del “tutto gratuito” online – di permettere a tutti il download dei Quaderni attraverso un pdf scaricabile dai siti dei rispettivi partner per far sì che si possano condividere contenuti, solitamente diretti agli addetti ai lavori, anche con un pubblico più ampio.
Il quarto numero, realizzato in epilogo al FIT Festival dell’autunno 2019, si interroga sulle forme di rappresentazione di violenza e potere nelle arti sceniche del nostro presente, grazie ai contenuti prodotti dall’osservatorio critico del Festival composto da Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti e Renato Palazzi che, e in questo volume, del contributo di autori e studiosi i cui ambiti di ricerca afferiscono al tema del festival: Giovanni Boccia Artieri, ordinario di sociologia della comunicazione e dei media digitale all’Università di Urbino, Laura Di Corcia, poeta, saggista e giornalista culturale, Laura Gemini, professoressa associata in sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Urbino, Christian Raimo, giornalista, critico e autore, Attilio Scarpellini, critico scrittore e autore radiofonico.
Interessante l’attualizzazione dell’introduzione a firma di Paola Tripoli: «Quando scrivo (lunedì 30 marzo 2020), avendo aspettato per questa mia introduzione i contributi di tutti gli altri autori, è arrivato un tempo e un’emergenza che offusca e rende vuoto qualsiasi ragionamento che non tenga conto di questi giorni».
Ed è proprio questo tempo, paradossalmente, che sembra dare ancora più spessore al titolo della quarta edizione, “Violenza e potere”, attraverso contenuti e punti di vista elaborati almeno quattro mesi fa, pre-pandemia per intenderci, che nello stesso tempo ci danno il senso di come, spesso, il teatro e la cultura in senso lato, possano essere “agenti premonitori” di un tempo che viviamo.
Così, e vi invitiamo a leggere I Quaderni 2019, per approfondire quanto noi qui sintetizziamo, è semplice trovare dei nessi strettissimi tra la Corea del Sud di oggi e quella raccontata nello spettacolo andato in scena lo scorso 5 ottobre durante il FIT 2019 al LAC di Lugano, “Cuckoo” di Jaha Koo, o tra lo spettacolare, molti di voi lo avranno visto, “Imitation of Life” di Kornèl Mundruczó e la situazione di emergenza sociale che rischia di abbattersi su molti paesi europei.
Domande e riflessioni – si dice nell’introduzione – che provano a leggere un passato recente, quell’ottobre 2019 dell’ultima edizione del FIT (prerogativa assoluta degli approfondimenti degli autori che hanno consegnato prima dell’emergenza Covid-19 questi interventi) e un presente che, in base a dove ci si trova o quale narrazione mediatica si ascolta, ci sposta nel futuro.
I quaderni delle edizioni precedenti si sono interrogati, nel 2016 su prospettive teoriche e azioni drammaturgiche – Le scritture del reale -, nel 2017 sul tema delle drammaturgie politiche, – Il politico è osceno – nel 2018 su biografia e autobiografia – Vite che (non) sono la mia”. La collana completa dei Quaderni del FIT è scaricabile dai siti di FIT Festival e LAC di Lugano. Chi desidera ricevere una copia del libretto in formato cartaceo può farne richiesta scrivendo a info@fitfestival.ch. La copia gli sarà recapitata al costo di CHF 12- più spedizione, o in alternativa ritirata presso l’ufficio del FIT Festival, Viale Cassarate, 4 – Lugano.