Quali sono le principali finalità perseguite dalla Bally Foundation?

Nicolas Girotto: «La missione della Fondazione è quella di promuovere l’arte e la cultura mettendo in evidenza temi importanti per Bally, come l’innovazione, il sostegno alla creatività e l’attenzione ai temi dell’ecologia. Fin dall’inizio della storia di Bally, il suo fondatore ha dimostrato una visione impegnata nel sociale e una grande disponibilità a lavorare a stretto contatto con artisti, architetti, grafici e creativi di ogni provenienza. Oggi, grazie alla Fondazione, la storia continua attraverso un’offerta artistica e culturale diversificata, che mira a sostenere la creatività in tutte le sue forme e in particolare a supportare i giovani artisti con, tra l’altro, un programma di residenze, e a coinvolgere intorno al progetto della Fondazione un pubblico ampio, che comprende la comunità locale e internazionale e le istituzioni culturali e accademiche».

Che cosa rappresenta il trasferimento nella vostra nuova sede?

Nicolas Girotto: «Abbiamo intrapreso un notevole lavoro per far rivivere questo luogo e la fase preparatoria del progetto ha segnato tappe importanti per la sua realizzazione, come la firma del contratto con il Comune di Lugano nel novembre 2021, e la pre-apertura nel novembre scorso, accolta con grande entusiasmo. Nel corso della sua storia, Villa Heleneum ha ospitato le aspirazioni di diverse personalità. Danza, musica, arte e scienza sono state combinate in stretta connessione con le ambizioni iniziali della fondatrice di Villa Heleneum, Hélène Bieber. La Fondazione Bally intende ora dare vita al progetto di quel luogo d’arte e di cultura che Hélène Bieber aveva immaginato per la villa. Con un desiderio di inclusione e apertura, sosterrà tutte le discipline creative contemporanee, dalla pittura al video o alla scultura, dalla moda alla performance, compresa la ricerca, all’interno di questo luogo segnato dalla storia e dalla creatività. Rilevando un sito storico e aprendolo al pubblico, la Bally Foundation intende essere uno degli attori della costruzione della città di Lugano di domani, instaurando dialoghi a scala locale e internazionale».

Dal novembre dello scorso anno, la Fondazione Bailly ha una nuova direttrice. Quali sono gli elementi principali del suo progetto?

Vittoria Matarrese: «La Fondazione Bally avrà la particolarità di essere ancorata al suo territorio, alla sua geografia e alla sua storia, proponendo mostre che mettono in evidenza i grandi temi della creatività contemporanea nel mondo che ci circonda. Il focus della Fondazione sarà concentrato sull’arte contemporanea e sulla creatività attraverso mostre ed eventi che riuniscono artisti emergenti e affermati. Nel prossimo futuro, il programma di residenze mirerà anche a rafforzare i legami con il territorio, i giardini e la storia del luogo, accogliendo artisti da tutto il mondo. I rapporti con la regione e le istituzioni locali saranno sviluppati attraverso programmi specifici, a partire da una maggiore collaborazione con il Museo d’Arte della Svizzera Italiana».

Quali sono i caratteri salienti della mostra “Un Lac Inconnu”?

Vittoria Matarrese: «Il mio primo incontro con questo luogo, la Villa Heleneum, è stato di quelli che non si possono dimenticare: amore a prima vista per un’architettura elegante, preziosa ma non ostentata, interamente rivolta verso il lago, quasi affiorante dall’acqua.  È da questo faccia a faccia con il paesaggio che nasce Un Lac Inconnu. Questa mostra inaugurale è un invito al potere evocativo della natura circostante. Alla sua capacità di aprire l’immaginazione e creare immagini persistenti. A trasformare i confini tra esterno e interno in sottili membrane e perlustrare i nostri propri giardini intimi, i nostri paesaggi sommersi. Un Lac Inconnu è la ricerca di una vibrazione comune tra ciò che accade all’interno e all’esterno. Gli artisti presentati sono le esploratrici e gli esploratori solitari delle vestigia del paesaggio e delle nostre memorie, creando un ponte, una breccia che ci permette di entrare più da vicino in un territorio, nella sua storia e nei suoi miti».

Con quale visione la Fondazione si accinge ad affrontare le sfide dei prossimi anni?

Nicolas Girotto: «Oggi risulta quanto mai essenziale mettere in luce una scena artistica emergente e confermata, sempre più attenta alle tematiche ecologiche e contemporanee, e aprire la riflessione alla scena internazionale. È necessario per una Fondazione ripensare il proprio ruolo all’interno della società in cui è inserita, per inventare un’identità dinamica, oscillante tra eccellenza artistica e partecipazione del pubblico. Dobbiamo consolidarci come un luogo che ascolta il suo ambiente, capace di generare cambiamenti nella vita sociale e culturale, visionario ma ancorato al suo territorio. La Fondazione sta sviluppando un programma progettato per risuonare con questi elementi, combinando mostre bi-annuali, installazioni site-specific, incontri, serate di performance, programmi di proiezione e laboratori di mediazione, oltre a visite tematiche in collaborazione con istituzioni accademiche e relatori esterni. Nel 2024 si creerà anche un programma di residenze artistiche per la ricerca e la produzione. A livello internazionale, la Fondazione desidera stabilire solidi partenariati con musei e centri d’arte per collaborare insieme allo sviluppo di una serie di programmi specifici. Queste collaborazioni ci impegneranno a promuovere una scena contemporanea e emergente, all’avanguardia nelle tematiche ecologiche e inclusive».

Quali novità si annunciano infine per Premio Artista Bally?

Vittoria Matarrese. «Il Bally Artist Award, che dal 2008 viene assegnato a un artista svizzero o residente in Svizzera particolarmente impegnato nella ricerca tra know-how e natura, ha raggiunto una nuova tappa: il vincitore del Bally Artist Award vedrà la sua opera acquisita e integrata nelle collezioni del MASI e beneficerà di una mostra personale di due mesi in seno al museo, nell’anno del premio».

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