Negli ultimi venti anni abbiamo assistito ad un crescente ruolo del mondo economico, in particolare quello finanziario, ed uno svilimento della società sul piano politico e culturale. Questo squilibrio ha portato tutti a piegarsi al volere dell’economia di mercato. La cultura e per essa gli intellettuali si sono completamente eclissati; la politica, che dovrebbe svolgere il ruolo di arbitro, sembra essere allo sbando ma soprattutto senza visioni e progettualità. Le conseguenze di questa situazione le tocchiamo con mano, nelle aziende, nelle famiglie, e soprattutto nella scuola e nella formazione. Infatti, negli ultimi anni l’accento si è posto sempre più su una formazione indirizzata al modello richiesto dal mondo del lavoro invece di improntarla sulla cultura nel senso ampio del termine, dimenticandosi che la cultura non deve per forza avere un fine pratico!

Sia ben chiaro che il discorso che sto per fare non significa orientare la scuola verso un sistema elitario o solo di tipo superiore. Ma, al contrario, dare a tutti una forte base culturale di tipo umanistico, sia che uno scelga la via professionale sia che scelga gli studi universitari, è dare una base di valori comuni e vere ‘pari opportunità’ a tutti.
Inoltre, sgomberiamo il campo anche dal dubbio che valga di più una scelta liceale (tante volte fatta per solo convenienza sociale) piuttosto che la scelta di tipo tecnico-professionale. Cattivi maestri e genitori poco attenti non vedono spesso “l’intelligenza delle mani” e sprecano così le potenzialità future del giovane. Argomento che andrebbe trattato più approfonditamente e, se del caso, lo faremo in un’altra occasione. 

Premesso questo, non vi è dubbio che oggi nell’ambito dell’istruzione si stia perdendo la cultura umanistica e classica per favorire quelle materie che servono al mondo del lavoro. Errore grave e miope: i migliori scienziati, ingegneri e inventori hanno studiato storia, filosofia, greco e latino. La cultura classica apre la mente e sviluppa lo spirito critico ma soprattutto fornisce quegli strumenti tanto necessari al mondo del lavoro: etica e morale. Si sfornano diplomati con ogni tipo di competenza specialistica, scuole di ogni sorta e genere, sempre più accessibili a chiunque e con qualsiasi preparazione (non manca poco che avremo anche un master per i netturbini, con tutto il rispetto per questi ultimi). Questo sistema sembra permettere, a prima vista, di avere degli specialisti ‘selezionati’, tecnicamente preparati, ma molto e troppo spesso poveri sotto l’aspetto umano e dei valori. Specialisti: sembra la parola d’ordine di oggi, un concetto dominante ma foriero di disastri sociali. Ne è la dimostrazione il decadimento e il fallimento della nostra società: manager abili e tecnicamente preparati, ma cinici e senza morale che hanno messo al tappeto intere aziende. Stiamo per affrontare una nuova era, una nuova rivoluzione digitale, nella quale non ci sarà permesso di essere solo l’uomo “non pensante” di taylorista memoria.

L’Educazione, con la ‘E’ maiuscola, deve aiutare ad elevare le caratteristiche proprie della persona sia ai fini del mondo del lavoro ma anche e soprattutto per una sua crescita dal punto di vista morale ed intellettuale. La formazione d’altra parte implica l’acquisizione, attraverso lo studio o l’esperienza, di competenze specifiche anche diverse da quella che la propria natura potrebbe essere. Sono quindi due concetti separati ma che non devono prescindere uno dall’altro. La cultura permette di guardare e leggere il mondo e di sapersi adattare con flessibilità e duttilità, mentre la formazione offre gli strumenti per affrontarlo. La preparazione ad un mestiere dovrebbe invece venir data dall’azienda e dall’esperienza.
La Scuola quindi non deve essere una fabbrica di mestieri, o non solo, ma deve essere prima di tutto una fabbrica di ‘uomini’ nel senso umanistico e completo del termine. Solo così sarà possibile affrontare il cambiamento in atto.