Come giudica in generale lo stato della sicurezza e dell’ordine pubblico nella città di Lugano?
«La situazione piò essere giudicata buona, se non addirittura molto buona, se rapportata allo stato delle prime 10 città svizzere. Sia a livello organizzativo che tecnologico cerchiamo di essere sempre all’avanguardia. Abbiamo proceduto di recente ad una riorganizzazione operativa e abbiamo accresciuto gli effettivi, dotandoci inoltre di materiale tecnologico dei più moderni e innovati per aiutare gli agenti nei propri compiti di prevenzione e repressione dei reati. Tutto ciò ci consente di lavorare in modo più professionale ed efficace».
Nello specifico, con quali strumenti intendete migliorare la qualità della vostra azione?
«Grazie al miglioramento ed in particolare all’ampliamento del progetto SecurCity, anche al di fuori della zona del Centro, la nuova videosorveglianza permetterà di accrescere la sicurezza oggettiva e soggettiva dei cittadini, con ricadute positive sui commerci, sulla frequentazione del centro cittadino, delle zone sensibili e sul turismo in genere (ristoranti ed alberghi). La sola presenza di agenti, anche se importante, non è in grado di scongiurare la reiterazione di questi reati e il riprodursi con regolarità di fatti criminosi. L’attuale tecnologia innovativa mette a disposizione lo strumento della videosorveglianza, i cui vantaggi e benefici sono comprovati ed indubbi sia a livello preventivo che repressivo. Nel solo Centro cittadino, ad esempio, una superficie di circa 180.000 mq,, può essere controllata solo con l’aiuto di una videosorveglianza efficace e capillare. Il progetto comprende anche un accesso limitato al centro cittadino e la delimitazione di un comprensorio entro il quale l’entrata agli automezzi non autorizzati è resa impraticabile, con il posizionamento di ostacoli fisici mobili, un grado comunque di permettere il regolare accesso agli aventi diritto. La videosorveglianza rispetta in ogni caso i 4 principi della legalità: 1) è proporzionale all’obiettivo che vuole raggiungere; 2) persegue finalità auspicate; 3) è efficace dal profilo operativo; 4) è efficiente per il rapporto costi/efficacia».
Di quali altri strumenti tecnologici vi siete dotati?
«L’utilizzo di strumenti tecnologici costituisce un supporto ed importante complemento all’attività di polizia, in particolare per supplire alla mancanza di personale e all’impossibilità di effettuare controlli sul territorio in tutte le zone della città 24 ore su 24. In ogni caso abbiamo dotato tutte le vetture, che sono state di recente rinnovate, di telecamera e di un sistema tablet che ci consente di visualizzare in ogni momento la loro posizione permettendone quindi una gestione operativa ottimale. Anche le motociclette sono tutti modelli di ultima generazione e consentono lunghi turni in sella senza stancare troppo gli agenti. Inoltre, stiamo studiando in collaborazione con l’Università della Svizzera Italiana un sistema di elaborazione delle immagini che permetta in tempi molto più brevi l’acquisizione dei dati ritenuti utili e interessanti. Non da ultimo, stiamo studiando l’adozione di un sistema di “Bodycam” per gli agenti, a garanzia primariamente della loro sicurezza fisica, oltre che rappresentare un valido ed oggettivo contributo probatorio per il magistrato in caso di contestazione del nostro operato».
Quali sono i principali problemi di cui soffre Lugano?
«Direi che in generale dobbiamo affrontare tutti i problemi che caratterizzano i centri urbani, cioè quella microcriminalità che tuttavia, se trascurata, contribuisce a generare un senso di insicurezza nei cittadini. In quest’ambito dobbiamo rilevare fenomeni legati al consumo e allo spaccio di stupefacenti, littering e graffiti, danneggiamenti, ecc. Sono tutti aspetti di una microcriminalità che colpisce soprattutto i quartieri del centro e le zone intorno alla stazione».
Che rilevanza assumono all’interno della città di Lugano fenomeni come la questua e l’accattonaggio e in generale altre attività illecite?
«Abbiamo deciso di dare un giro di vite al fenomeno dell’accattonaggio e di farlo nella convinzione che la repressione dei piccoli reati Urbani, che contribuisce a creare un clima di ordine e legalità riducendo il rischio di crimini più gravi, deve passare anche attraverso una condivisione/informazione del cittadino sul fenomeno. Dietro ai mendicanti si nascondono spesso organizzazioni criminali che costringono queste persone (per il 90% sono di nazionalità rumena) in uno stato di schiavitù, o semischiavitù, e che a fine giornata s’intascano quanto raccolto. Organizzazioni che sfruttano le fasce più deboli: giovani, donne, disabili e – sempre più spesso – bambini. La polizia ha così come scelto di promuovere una campagna che, a ben guardare, è più impegnata alla sensibilizzazione che alla repressione. È comunque necessaria una premessa: a partire dal primo luglio (e questo anche su spinta della polizia e del Municipio di Lugano) la competenza sanzionatoria nei casi di accattonaggio passerà dal Ministero pubblico ai vari Municipi e questo non solo per «sgravare» i magistrati ma anche per rimettere le giuste competenze a chi conosce e opera giornalmente sul terreno a diretto contatto con tali problematiche. Dal primo luglio dunque agli accattoni può essere intimata una multa tra i 100 e i 300 franchi ma sarà possibile anche sequestrare loro la merce ed il denaro in loro possesso, a garanzia della copertura dei costi procedurali (e questo sarà un deterrente). Il sistema migliore per combattere il fenomeno è infatti quello di andare ad attaccare direttamente gli incassi e, per farlo, sarà necessario l’aiuto della popolazione. Invitiamo quindi a non donare denaro per strada. Molto meglio, se si vuole fare del bene, offrire cibo a un mendicante. Se si manifestano altre esigenze, per esempio mediche o anche solo il bisogno di una doccia o di pulire i loro vestiti, esiste una collaudata rete sociale che funziona e che portiamo avanti da anni».
Per rendere più efficace la prevenzione è stata promosso una nuova Legge sull’ordine pubblico (LOrP) entrata in vigore il 1° luglio 2016. Quali sono i principali contenuti?
«Dal 1° luglio 2016 sono in vigore le nuove Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici . Il 22 settembre 2013, il Popolo ticinese si è espresso a favore dell’iniziativa per vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici. Il Gran Consiglio, nella seduta del 23 novembre 2015 ha quindi adottato la legge sull’ordine pubblico (LOrP) e la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Il Consiglio di Stato ha emanato un unico regolamento di applicazione per le due leggi. L’obiettivo è quello di fornire a tutti gli attori coinvolti gli strumenti operativi necessari per l’applicazione delle leggi dando una volta di piu’ la competenza alle forze che piu’ operano a diretto contatto con la gente: le polizie comunali».
Possiamo soffermarci proprio sulla cosiddetta norma “anti-burqa”…
«Questa norma impedisce alle donne musulmane di portare il burqa o il niqab, ma riguarda in realtà anche altri aspetti, ad esempio il divieto di coprirsi il volto per partecipare a manifestazioni ad avvenimenti sportivi e politici. La Polizia municipale è pronta a far rispettare la legge sulla dissimulazione del volto, approvata, voglio ricordarlo, da una votazione popolare, ma le indicazioni stabiliscono di applicarla con “buon senso”. In altre parole, almeno in un promo periodo d’introduzione delle norme, non faremo subito una contravvenzione ma provvederemo comunque a un riconoscimento della persona a garanzia della sicurezza ed ordine pubblico. Se dovessimo fermarla una seconda volta, procederemo secondo i disposti di legge. Inoltre, abbiamo preparato un volantino informativo, in inglese e in arabo, di cui gli agenti si sono muniti per informare eventuali turisti provenienti da paesi arabi riguardo alla norma». Per poter rapportarsi meglio con persone di usi e costumi diversi, abbiamo anche previsto una formazione del personale operativo a cura di un mediatore arabo, in grado di farci meglio comprendere la natura di certi comportamenti.
Che ruolo attribuite nel controllo e nella prevenzione all’istituzione del “vigile di quartiere”
«Lugano è stata in questo campo pioniera tra le città svizzere introducendo già negli anni ’80 la figura del “vigile di quartiere” e tuttora esiste all’interno del Corpo di Polizia una sezione che raggruppa agenti incaricati di mantenere uno stretto rapporto con i quartieri e con le persone di riferimento. Siamo convinti che il suo ruolo debba essere prevalentemente preventivo e meno repressivo proprio per la sua vocazione a stabilire con i cittadini un rapporto di collaborazione duraturo nel tempo».
Un’ultima questione. Spesso si dice che la città di Lugano offre ottimi servizi ma risulta essere un po’ carente sul piano dell’accoglienza. Come si muove in questo senso la Polizia municipale?
«Sicuramente abbiamo fatto molto e siamo continuamente impegnati sul piano della formazione per mettere i nostri agenti nelle condizioni di svolgere il loro lavoro in tranquillità e spirito di collaborazione nei confronti delle persone fermate per un controllo o una contravvenzione. Certo è sempre possibile migliorare, ma anche le razioni eccessive di – invero pochi – cittadini a situazioni di cui essi stessi sono causa, non aiutano certo a promuovere il giusto clima di aiuto e collaborazione che la polizia vorrebbe instaurare e migliorare sempre più ».