Quali sono le più preoccupanti manifestazioni di disagio giovanile che nel corso degli ultimi anni si sono manifestate in Ticino?
«Le persone che si rivolgono a Telefono Amico 143 rientrano soprattutto nella fascia d’età adulta 40-65 anni. Abbiamo implementato a partire dal 2015 un servizio di aiuto via chat per cercare di raggiungere meglio anche quella fascia di popolazione che ha forse più confidenza con questa tecnologia e dovrebbe dunque essere verosimilmente più giovane rispetto al target storico del 143. I nostri servizi sono basati sull’anonimato e, se al telefono, si può riuscire a stimare l’età di una persona, via chat è molto più complicato. È difficile quindi per noi, rispondere con esattezza a questa domanda».
Come giudica l’adeguatezza e la qualità degli interventi pubblici in risposta a queste situazioni di malessere?
«Benedetto Croce, il grande filosofo italiano, a chi lo interrogava sul problema dei giovani – una costante nel cammino di tutte le società della storia –rispondeva che la soluzione consisteva nel “lasciarli invecchiare”. Questo era vero nelle società stazionarie dove il cammino verso l’età adulta era scandito da riti di passaggio accettati e condivisi, come gli esami scolastici, certi tipi di abbigliamento concessi solo al compimento di determinate età, il servizio militare, il fidanzamento propedeutico alle nozze e altro ancora. Oggi tutto questo non esiste quasi più, nella nostra società gli adolescenti vivono e crescono dentro un cambiamento costante e veloce dove i punti di riferimento e gli approdi sono incerti. Questa società ha dato loro uno strumento potentissimo come il web che in realtà ha contenuti deboli, passivi».
Che cos’è e come funziona Telefono Amico 143?
«Telefono Amico è un servizio di ascolto (tramite telefono o chat) dove chi chiama può esprimere le proprie problematiche senza che chi ascolta dia dei consigli o delle soluzioni. Telefono Amico, presente senza soluzione di continuità nella Svizzera italiana dal 1971, pratica un ascolto attivo cioè cerca di stimolare l’altro a trovare delle risorse in se stesso per poter affrontare determinati problemi/situazioni di vita che vengono discusse nel corso del colloquio. Oppure si cerca di fornire un aiuto a vedere il proprio problema e ad analizzarlo da un’angolazione diversa. Si cerca quindi di aiutare l’appellante ad avere un approccio diverso rispetto a quello inizialmente pensato. C’è in chi si rivolge al 143 l’urgenza di essere ascoltati. Dunque l’ascolto come “terapia” e non come semplice disposizione dell’animo, è il fondamento dell’Associazione che si è confermata nel tempo come un autentico servizio sociale di volontariato che integra e talvolta surroga i servizi sociali delle istituzioni pubbliche. Non bisogna infine dimenticare che Telefono Amico ha in corso da parecchi anni una collaborazione stretta con Il GATP –Gruppo azzardo Ticino prevenzione per il contrasto al gioco patologico attraverso la gestione del numero verde gratuito 0800 000 330».
Da questo vostro osservatorio privilegiato quali sono le principali richieste che avete avuto modo di affrontare?
«Riceviamo molteplici richieste con problematiche che spaziano a tutto campo: i disturbi psichici come pure la solitudine sono i temi più ricorrenti. È anche vero che, a dipendenza del momento storico contingente in cui ci si trova (per esempio, congiuntura economica sfavorevole con disoccupazione in crescita e conseguenti problemi di gestione finanziaria delle proprie risorse ecc), i colloqui andranno più verso certi temi rispetto ad altri».
Da ultimo, secondo lei, il Ticino risulta complessivamente essere abbastanza attrattivo per i giovani e quali iniziative andrebbero promosse per migliorare le condizioni di vita dell’universo giovanile?
«Prima delle strutture ai giovani servono attenzione, dialogo e regole. Occorre tornare al significato del verbo educare, dal latino “educere” che significa far crescere, promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo intellettuale e morale di una persona, specialmente di giovane età. Una responsabilità che interpella famiglia, scuola e associazioni giovanili, le tre agenzie educative naturalmente preposte alla crescita e alla maturazione dei ragazzi, un compito cruciale all’interno della società del cambiamento».
La versione completa di questo articolo la potrete trovare all’interno dell’edizione cartacea di Ticino Welcome