Quali sono state le motivazioni che l’hanno convinta ad entrare in politica e quali le principali tappe di questo percorso?
«Sono arrivata piuttosto tardi alla politica, per diversi motivi personali. Sovrapporre il lavoro agli impegni famigliari è impegnativo, specialmente per noi donne, e avevo il desiderio di affermarmi prima nel lavoro che in politica. Tuttavia, ho sempre partecipato ad associazioni e movimenti vari che hanno consolidato una rete di conoscenze, senza impegnarmi subito in un partito. Così, fino al 2008 ho fatto politica in un piccolo comune (ora quartiere) in un gruppo interpartitico. Ciò ha permesso di avvicinarmi alla politica con più tranquillità e senza l’impatto mediatico che ho dovuto imparare a gestire una volta entrata in politica a Lugano. In ogni caso, rifarei tutto così come è andata. Ho una formazione tecnica atipica per una donna, sono stata dipendente e docente, sono professionista indipendente e datrice di lavoro, ho una famiglia e gestisco una casa. Ho perciò acquisito nel tempo un bagaglio solido utile per affrontare i tanti problemi che si presentano sul tavolo dell’esecutivo».
Tra le numerose materie di cui ha avuto modo di occuparsi spiccano nettamente le tematiche di carattere sociale: lavoro (soprattutto femminile), ambiente, energia, anziani. Quali sono a suo giudizio i problemi sociali che più affliggono il Ticino e quali interventi si rendono maggiormente necessari?
«Il nostro partito porta avanti da più di un secolo rivendicazioni a favore dei più deboli, che hanno portato a diverse conquiste sociali. Ma non dobbiamo abbassare la guardia. I maggiori problemi odierni sono legati al peggioramento dei salari e all’aumento vertiginoso di persone in assistenza e disoccupazione. Penso che anche nell’era digitale, sia importante sentirsi utili e vedere riconosciuto il proprio contributo alla società. Non sono perciò molto favorevole al reddito incondizionato. Sono convinta che si debba investire di più nella formazione femminile e nella parità salariale, come pure credo che le aziende debbano tornare ad avere maggior senso etico: il benessere viene fatto dando salari dignitosi e investendo nell’innovazione piuttosto che distribuendo gli utili agli azionisti. Un’ulteriore sfida sociale importante da affrontare è l’invecchiamento della popolazione. Non solo gli edifici, ma tutti gli spazi pubblici e servizi dovranno giocoforza adeguarsi a questa realtà. Inoltre senza interventi decisi per contrastare il degrado ambientale e l’aumento continuo di fabbisogno d’energia e di mobilità, andremo incontro a seri problemi non solo di salute ma anche ad una perdita di attrattività del nostro territorio, a scapito della nostra economia».
Il Ticino offre un ambiente particolarmente attrattivo (clima, paesaggio ecc) che tuttavia rischia di essere compromesso da inopportuni interventi umani. Che cosa bisognerebbe fare per meglio tutelarlo e quali sono le battaglie che intende portare avanti nel corso del suo mandato?
«Basterebbe seguire di più quanto da anni sta dicendo l’area rosso-verde. Non si trattano di rivendicazioni di sinistra. Dobbiamo recuperare ritardi di decenni su molti temi già affrontati efficacemente altrove. Concretamente, dovremmo attivarci con più decisione e coraggio per avere presto:
– più qualità negli spazi pubblici: una piazza e un parco per ogni quartiere, più protezione per i beni culturali;
– più alloggio a prezzi accessibili e multigenerazionale in tutta la città;
– più trasporto pubblico e meno posteggi;
– più politica d’integrazione e prossimità con spazi di aggregazione;
– più sostegno alle istituzioni sociali che si occupano di persone in difficoltà come Fra Martino, ecc.
Anche questi sono progetti strategici, né più né meno del nuovo polo congressuale e sportivo».
Non è frequente che un politico pubblichi sul suo sito l’elenco dei libri che sta leggendo e ne sono rimasto colpito. Dunque non posso esimermi dal chiederle quali sono le sue letture preferite e quale piacere ne ricava?
«Sin da bambina, sono sempre stata una lettrice assidua. Con i tablet oggi si legge molto in digitale, ma mi piace sempre leggere su carta. Leggo di tutto, dai saggi scientifici e storici a letture leggere come romanzi e fumetti».
Qual è il progetto politico a cui sta lavorando e che vorrebbe assolutamente vedere realizzato?
«Attualmente mi occupo prevalentemente di costruzioni e di gestione immobiliare. Il progetto più urgente e impegnativo è l’avvio di una vera politica a favore dell’alloggio a pigione moderata per recuperare il grave ritardo che abbiamo rispetto ad altre città. Spero quindi di poter dare avvio, in questo ambito, a dei cantieri di costruzione. Oltre ad edifici di buona qualità architettonica, dobbiamo anche creare degli spazi pubblici vivibili, con più verde e meno automobili. Un ulteriore tema che mi sta molto a cuore è perciò lo sviluppo di una rete di trasporto pubblico con tram efficiente e il prolungamento in tempi brevi di AlpTransit verso sud, per poter veramente fare da ponte fra le due importanti aree economiche a noi vicine: la Lombardia e l’altopiano svizzero».
Lavoro, famiglia, politica, come fa a conciliare tutti questi impegni riuscendo anche a ritagliarsi uno spazio per i suoi interessi personali?
«Ho una buona organizzazione e tanto aiuto da parte della mia famiglia. Mi ricarico, alternando le attività più impegnative con attività casalinghe come la cucina».
In conclusione che cosa le piace del Ticino e cosa invece vorrebbe assolutamente modificare?
«Del Ticino mi piace il paesaggio e il nostro essere a metà strada fra la latinità e l’efficienza elvetica. Non mi piace invece il frequente ricorso alla lamentela. Più coraggio e intraprendenza non guasterebbero per avere un’immagine più credibile nei confronti del resto della Svizzera: oggi non basta più essere solo simpatici».