Con quale bilancio si chiude il suo mandato di Sindaco di Lugano?

«Visto che parla di bilanci, direi di iniziare da quelli finanziari. Quando nel 2013 ho assunto il sindacato, Lugano aveva quasi un miliardo di debiti; una parte consistente di questi erano stati prodotti nel corso della precedente legislatura e le cifre rosse peggioravano anno dopo anno. Il disavanzo di 50 milioni a Consuntivo 2013 ha segnato un primato negativo nella storia della nostra Città. Negli scorsi sette anni il risanamento dei conti pubblici, unito alla ricerca di risorse economiche per ridare slancio alla Città, è stato senza dubbio prioritario. Oggi, grazie al lavoro del collega Michele Foletti, del Municipio e di tutti i collaboratori dei servizi comunali, possiamo dire di esserci lasciati alle spalle il peggio e siamo liberi di guardare avanti con più ottimismo. In questi anni Lugano ha comunque continuato a progettare il futuro e costruire il presente. Pensiamo alla ristrutturazione dell’amministrazione, alla definizione di strategie, obiettivi e progetti più o meno grandi che sono stati realizzati e che si realizzeranno in Città nei prossimi anni: dal polo sportivo a quello congressuale, dallo sviluppo del comparto del Centro e del Lungolago a quello della Stazione».

Pensando alla città di Lugano, quale è la realizzazione di cui va maggiormente orgoglioso?

«Per costruire è necessario gettare delle fondamenta. In questo senso voglio citare le Linee di sviluppo, le indicazioni dei principi e degli obiettivi strategici per il futuro di Lugano in un arco temporale che guarda al 2028. Per la prima volta la Città ha messo nero su bianco la sua visione e i suoi obiettivi sul medio e lungo termine e ha iniziato a perseguirli con metodo. Questo documento, approvato nel 2018, è un affidabile sistema per guidare con precisione l’operato della macchina comunale e al contempo uno strumento utile al cittadino per poter misurare e valutare il lavoro della Città e anche quello di noi politici. Tengo a sottolineare che alcuni degli obiettivi elencati nelle Linee di sviluppo li abbiamo già realizzati; alcuni anche in anticipo rispetto alle previsioni. Pensiamo ad esempio all’ottenimento del certificato di Città dell’Energia.  Altri sono in fase di esecuzione come, ad esempio, il Piano regolatore unico, il Masterplan del lungolago, la valorizzazione di via della Posta e delle zone adiacenti. Tra i grandi progetti che vedranno la luce nei prossimi anni non posso non citare il polo sportivo e degli eventi, che è entrato nella fase di affinamento progettuale e che nei prossimi anni prenderà forma a Cornaredo. Tengo poi a sottolineare che non è mutata la mia attenzione riguardo a un altro tema che mi sta molto a cuore: la valorizzazione degli spazi urbani, quei luoghi di tutti che creano ricordi e identità, e proprio su questo intendo ancora lavorare nei prossimi anni. E ancora, la politica dei Quartieri: rimane parecchio da fare (e lo faremo), però in questi anni molto è stato messo in cantiere e ha già prodotto dei risultati concreti e soddisfacenti».

Quale invece il rimpianto per qualcosa che non è riuscito a portare a termine?

«Vedere rallentato il progetto MedTech center, il polo dedicato alla ricerca medica e biotecnologica che avrebbe dovuto nascere nel quartiere di Molino Nuovo, nello stabile Mizar, mi è molto dispiaciuto. Il settore della biomedicina è sempre più importante per la nostra economia e sono convinto che l’unione degli sforzi e la messa in rete delle risorse e delle competenze tra attori pubblici e privati sia la giusta via per sostenerlo. La recente svolta positiva, con l’unione degli sforzi tra Lugano e Bellinzona e in particolare tra l’Ente ospedaliero cantonale, l’Università della Svizzera italiana e altri importanti partner, mi auguro potrà concretizzare questo auspicio in tempi brevi».

Qual è la sua visione riguardo al futuro economico e sociale di Lugano?

«È positiva. Lo sviluppo socioeconomico del nostro territorio deve tenere conto di due fattori. Il primo è la situazione storica dell’economia cittadina, che con la drastica riduzione del peso del settore bancario si sta riorientando per trovare nuovi orizzonti di sviluppo. Dopo lo shock che la piazza finanziaria ha accusato negli scorsi anni, vi è stata una ripresa e un riorientamento su business e mercati innovativi. Pensiamo al comparto farmaceutico, oppure all’espansione del polo del commercio delle materie prime con lo sviluppo di aziende di primo piano a livello globale, o ancora al settore delle biotecnologie. Tuttavia attività commerciali, artigiani, negozi ecc., oggi accusano in modo importante la riduzione del peso di una piazza finanziaria che restituiva all’economia di prossimità molte risorse. I comuni non hanno a disposizione strumenti particolarmente performanti per agire in questo senso; tuttavia dialoghiamo costantemente e adottiamo tutte le misure possibili.

Il secondo punto importante per l’evoluzione socioeconomica di Lugano è prepararsi con cura al cambiamento epocale che stiamo attraversando. Mi riferisco alla digitalizzazione e al suo forte impatto sull’economia reale e sulla componente sociale delle realtà urbane, a partire dalle amministrazioni pubbliche. Sono convinto che un ente pubblico non debba subire o inseguire le nuove frontiere della digitalizzazione ma capirle e usarle al meglio per essere sempre più efficace, efficiente e performante nell’erogare i servizi migliori possibili ai cittadini. Per questa ragione, nella legislatura che sta per concludersi, abbiamo iniziato a trasformare parte dell’amministrazione sfruttando le nuove tecnologie, avendo cura di non escludere chi non le utilizza. Ma ancora più fondamentale è pensare a come la Città sta per trovare le soluzioni migliori mettendo in rete tutti gli attori, istituzioni, aziende, università e scuole. Ovviamente lo spazio digitale non sostituisce quello fisico. A Lugano la riflessione sugli spazi pubblici accessibili a tutti è stata una priorità e alcuni risultati sono già reali. Basti pensare a Via della Posta o alla nuova Piazza del LAC, al cosiddetto raggio verde che è sorto tra la Foce e il Piano della Stampa lungo il Cassarate. Presto sarà ultimato il nuovo Campus universitario a Viganello, dove sta sorgendo una nuova piazza pubblica delle dimensioni di Piazza della Riforma, ed entro la prossima legislatura avremo 25’000 metri quadrati di nuovi parchi (ad esempio il Parco Viarno)».

Quali sono i principali problemi aperti che lascia in eredità alla nuova amministrazione cittadina?

«Siccome conto di esserci ancora non parlerei di eredità, ma piuttosto di continuità dei progetti avviati (ride). Credo che le principali aree critiche che dovranno essere affrontate in futuro sono legate prevalentemente a mobilità, occupazione e commerci. Se per questi ultimi ho già avuto modo di esprimermi sopra, riguardo alla mobilità vorrei sottolineare come la gestione del traffico veicolare di attraversamento della città così come l’aumento della quota di percorsi pedonali e di piste ciclabili per favorire la mobilità lenta sono delle priorità che stiamo affrontando con misure concrete e incisive. Riguardo all’occupazione Lugano fa grandi sforzi per affiancare alla politica cantonale misure mirate per sostenere i propri cittadini. Pensiamo a Lugano Network, piattaforma dell’Amministrazione che da dieci anni favorisce l’incontro tra cittadini luganesi disoccupati e aziende, proponendo soluzioni di orientamento e formazione che i dati sui risultati ottenuti ci dicono essere sempre più efficaci».  

E in merito all’aeroporto?

«Un’infrastruttura che a mio parere va tutelata a ogni costo. Per la sua storia, per i posti di lavoro che direttamente e indirettamente crea, per il valore aggiunto che costituisce a favore della regione e di tutto il Cantone. Lo scalo aumenta la nostra attrattività come destinazione turistica, congressuale e culturale e come posizionamento per le attività imprenditoriali. È vero, l’aeroporto sta attraversando un momento delicato, ma questo non giustifica certo la sua chiusura. Un malato si cerca di guarirlo, non lo si elimina. Sarebbe un segnale importante se lo scalo luganese diventasse il simbolo di un Ticino che non si arrende di fronte alle difficoltà, ma che fa tutto il possibile per superarle con fiducia e lungimiranza».

Quale impegno si sente di assumere nei confronti della città nella prospettiva delle elezioni amministrative del prossimo mese di aprile?

«Continuare sulla strada tracciata con la consapevolezza non solo di aver gettato le fondamenta ma anche di avere impostato in modo corretto e lungimirante l’evoluzione di questa città. Molti progetti si sono già consolidati e sono certo che il raggiunto equilibrio finanziario ci permetterà, nella prossima legislatura, di procedere in modo ancora più convinto e spedito».