Fra fascino e diffidenza, la Russia, lo stato più esteso all mondo, suscita da sempre in Occidente un grande interesse. Sarà per la sua storia travagliata e appassionante, la sua cultura, la smisurata grandezza che dall’Europa orientale giunge fino in Asia, o forse, per la sua influenza e la sua importanza, sia essa economica oppure politica. Certo è il fatto che per noi europei la Madre Russia, “grande e dalle vie nazionali lunghe”, come scriveva Dostoevskij, rimane un rebus.

Capiamo poco della politica amministrata con autorità dal Presidente Vladimir Putin e ci sorprendiamo delle disastrose cadute e delle ancora più eccezionali riprese economiche e sociali, che da sempre, hanno caratterizzato la cronaca della Federazione.

La pandemia di Coronavirus è solo l’ultima in ordine di tempo ed ha colpito tutti indistintamente, innescando una profonda crisi economica. La Russia ha dovuto gestire un’ondata di infezioni particolarmente impetuosa, collocandosi nei primi posti dopo Stati Uniti, India e Brasile per numero di contagi (ad oggi più di un milione di casi) e un rigido lockdown di più di sei settimane.

Dal 2017 e fino all’arrivo del virus, il grande paese ha potuto contare su una crescita graduale e costante. Infatti, a fine 2019, la Banca mondiale testimoniava un aumento del prodotto interno lordo dell’1,7% (dato annualizzato), un’inflazione accettabile (4% di media nel 2019) e delle proiezioni per il 2020 e 2021 incoraggianti (1,6%, rispettivamente 1,8% di crescita).

Come per gli altri paesi, il Covid-19 ha cambiato le carte in tavola, determinando una notevole revisione al ribasso delle stime, provocata da un rallentamento economico e dalla caduta del prezzo del petrolio.

Il Servizio statistico federale di Russia (Rosstat) e la Banca di Russia lo confermano: nel secondo trimestre di quest’anno il PIL russo si è contratto dell’8,5 %. La situazione però, a differenza di quanto pronosticato in primavera, in piena pandemia, sembra migliorare e si stima, che il prodotto interno lordo subirà un calo annuo del 5%, per poi, nel 2021, continuamente migliorare e finalmente tornare a crescere nel 2022.

Il tutto si iscrive in un contesto di per sé già particolarmente complesso: la volatilità del rublo, una politica estera impegnata su più scacchieri e il peso di sei anni di sanzioni in seguito alla crisi ucraina.

Ispirati da una cultura che pone al centro la resilienza al fine di raggiungere l’agognato successo, i russi sono da sempre pronti al sacrificio in nome del proprio paese. Come i Bogatyri, eroi invincibili della poesia epica slava, considerati in grado di compiere qualsiasi fatica, il popolo russo conosce la privazione, ma non si abbatte, anzi, la trasforma in un elemento di forza.

È stato lo stesso Presidente Putin ad ammetterlo durante il Forum di investimento Russia Calling, tenutosi a Mosca a novembre dello scorso anno: «Inizialmente le sanzioni ci hanno creato ansia, ma allo stesso tempo ci hanno spronato a migliorare, a diventare più autosufficienti. Tutto il paese è stato in grado di progredire per garantire alla Russia maggiore autonomia in campo economico e tecnologico. Paradossalmente, in termini commerciali, le sanzioni hanno procurato maggiori perdite all’Europa, piuttosto che alla nostra Federazione».

Gli aiuti del governo russo all’economia a seguito del Covid-19 si allineano alla stessa forma mentis, quindi, relativamente contenuti. Il pacchetto di misure di sostegno si colloca attorno ai 64 miliardi di euro, a cui si aggiungono dei contributi mirati, come i sussidi alle famiglie, i prestiti alle aziende e delle modifiche al regime fiscale al fine di tassare maggiormente i redditi più alti. L’obiettivo è chiaro: la Russia sceglie il compromesso allo scopo di proteggere da un lato i posti di lavoro, in particolare le piccole e medie imprese, dall’altro, di non intaccare troppo le riserve. Non si deve inoltre dimenticare che i progetti nazionali, in atto per stimolare la crescita, hanno dimensioni enormi (investimenti pianificati per circa 373 miliardi di euro) e tempi, complice anche la crisi sanitaria, che si prospettano troppo lunghi prima di vedere delle ricadute positive, si pensi alla costruzione di ponti, strade, ferrovie, ma anche quelli relativi alla formazione e alla ricerca.

La volontà e le iniziative però non mancano.

È da tempo infatti che la grande Federazione tenta di diversificare le esportazioni. In seno all’Unione economica eurasiatica (UEE) sono stati firmati recentemente nuovi accordi commerciali con Serbia, Singapore e Iran anche se la dipendenza dall’esportazione del petrolio rimane dominante (nel 2018 l’oro nero copriva il 65% dell’export totale russo).

Inoltre, resta fondamentale sottolineare che dopo essersi risollevata della caduta dell’Unione Sovietica, la Russia è riuscita in pochi decenni a riprogrammare completamente il proprio sistema economico, cercando di ridare autorevolezza alle banche in seguito ai deliri degli anni ‘90, arginando il nero, aumentando le riserve (500 miliardi di euro) e riducendo il debito pubblico (14,2% del PIL). Tutto ciò, organizzando nel contempo le Olimpiadi invernali a Soci nel 2014 e i Campionati del mondo di calcio nel 2018, eventi che per la loro risonanza e la loro presentazione hanno permesso al resto del mondo di guardare all’ex patria del comunismo con occhi diversi.

La Svizzera mostra un interesse crescente per la Federazione – come testimonia Economie Suisse – essendo fra i dieci investitori stranieri più importanti nel paese. Le esportazioni confederate verso la Russia sono aumentate del 12% fra il 2017 e il 2018 e riguardano principalmente il settore farmaceutico, delle macchine e degli orologi. Il nostro paese, sebbene cosciente delle problematiche relative alle sanzioni e del complesso sistema burocratico, saluta favorevolmente la volontà russa di accrescere la produttività del lavoro e di avanzare nel campo delle tecnologie digitali.

Una delle regioni più dinamiche da questo punto di vista, e quindi particolarmente attrattiva per gli investitori, è certamente quella di Kaliningrad, la più ad ovest di tutta la Russia, situata nel cuore d’Europa.

Exclave russa fra Polonia e Lituania, affacciata sul Mar Baltico, la regione di Kaliningrad si estende su una superfice di 15.000 chilometri quadrati ed è abitata da circa un milione di persone. Confinante con la Polonia ad ovest (35 km) e con la Lituania ad est (70 km), la Russia baltica è lontana da Mosca (1289 km), ma per essa, e da sempre, rimane particolarmente strategica.

Conquistata dall’Armata rossa nel 1945, all’epoca Königsberg, capoluogo della Prussia orientale e in seguito dichiarata territorio russo e rinominata Kaliningrad, ha visto combattere sulle proprie terre una delle battaglie più cruente della Seconda guerra mondiale sul fronte orientale.

Dopo la Conferenza di Potsdam, la ricchissima Königsberg, città che diede i natali ad Immanuel Kant, vide la totale russificazione della zona. Cacciata in Germania la già decimata popolazione tedesca che ancora restava nella regione, Kaliningrad, in onore di Michail Ivanovič Kalinin (dal 1919 al 1946 Presidente del Presidio del Soviet Supremo), divenne a tutti gli effetti terra sovietica. Orgoglio dell’URSS nei tempi che seguirono il secondo conflitto mondiale e poi durante gli anni della guerra fredda, la regione di Kaliningrad rimane ancora oggi un fiore all’occhiello della presenza russa in Europa. La cittadina di Baltijsk, a nord ovest della regione, ubicata sullo stretto omonimo e punto di incontro fra la laguna della Vistola e la baia di Danzica, ospita l’unico porto russo libero dai ghiacci tutto l’anno e dove si mantiene quindi la flotta del Baltico.

Amata dal Presidente Putin, che nella cittadina balneare di Pionerskij, a 30 km dal centro città, trascorre almeno qualche giorno di vacanza all’anno, la regione ha conosciuto uno sviluppo straordinario negli ultimi anni.

Avamposto russo in Europa, seppur di dimensioni ridotte, Kaliningrad ricopre una posizione geopolitica importante per la Federazione. Il suo progresso economico e sociale ha come scopo quello di essere modello e vetrina della Russia che verrà.

Oltre a vantare le spiagge più belle del grande paese e ad essere stata nominata fra le prime cinque città russe per l’offerta turistica nel 2019, Kaliningrad è da diversi anni ormai nelle prime posizioni anche per quanto riguarda investimenti e commercio. La vecchia Prussia orientale si situa fra le migliori regioni russe dove trasferirsi, vivere e fare business. La qualità della vita, la natura, i suoi paesaggi mozzafiato e un’eredità storica di valore inestimabile ne fanno uno dei territori più interessanti in Europa su cui scommettere. Le attività economiche sono molteplici, dall’agricoltura alla pesca, dall’estrazione e la lavorazione dell’ambra alla realizzazione di macchinari industriali, dalla cantieristica navale all’industria alimentare e farmaceutica, senza dimenticare l’ambizione di diventare uno dei poli high-tech più prestigiosi di Russia, confermandosi così regione leader per le nanotecnologie e la microelettronica.

A questo proposito non è passata inosservata l’apertura ad aprile 2019, proprio a Kaliningrad, del primo centro ingegneristico in Russia del colosso multinazionale svizzero svedese ABB (Asea Brown Boveri), azienda di primo piano, a livello mondiale, nel campo dell’elettrotecnica.

Più recente è invece la notizia della creazione di un sito di produzione di covertitori fotovoltaici nella regione da parte della società russa Hevel Group, fra le più importanti del paese nel settore delle tecnologie solari. Il volume di investimenti stimato dal progetto ha dimensioni notevoli e si aggira attorno ai 20 miliardi di rubli (circa 220 milioni di euro) e intende impiegare sul territorio fino a 1000 persone.

Kaliningrad però non si concentra unicamente sul settore primario e secondario, l’exclave desidera affermarsi sempre più anche in quello dei servizi.

Dal 1996 la regione gode di uno statuto economico speciale (SEZ – Special economic zone). Quest’ultimo, che garantisce vantaggi fiscali e incentivi per la creazione di imprese sul territorio è stato arricchito due anni fa di diversi emendamenti, firmati in prima persona dal Presidente. Fra i più interessanti, quello che conferma la creazione di una zona offshore (detta SAR – Special administrative region), l’unica del paese oltre a quella del territorio del Litorale, situata nell’estremo oriente russo (Vladivostok). La lingua di terra preposta si trova vicino al nuovissimo stadio (costruito per i recenti Campionati del mondo di calcio) e viene denominata dai locali “Isola Oktyabrsky”, dell’Ottobre. Riflettendoci con attenzione, quest’isola russa tax free nel cuore d’Europa ha tutto, e forse anche di più, per rivaleggiare con altre isole europee dai regimi fiscali agevolati, si pensi a Jersey, Guernsey e Isola di Man, ma anche a Cipro o al Lussemburgo.

Il rapido sviluppo della regione di Kaliningrad, le sue migliorie costanti, così evidenti negli ultimi anni, sono correlati certamente al consolidamento di una politica energica e determinata. È risaputo che il Presidente tiene in alta considerazione la regione più ad ovest della Russia, salutando di buon occhio il suo sviluppo economico e favorendo le nuove iniziative. La loro realizzazione si concretizza però soprattutto grazie agli attori attivi sul territorio. Sono infatti quasi quattro anni che a capo della regione lavora il giovane Governatore Anton Alikhanov, classe 1986, nominato Governatore nel 2016, all’età di 30 anni (allora il più giovane di tutta la Federazione Russa) e menzionato l’anno scorso nella lista dei 127 leader con meno di 40 anni impegnati a cambiare il mondo stilata dal WEF (Young Global Leaders).