«Volevo aprire una gelateria» risponde divertito Giuseppe Perale, Vicepresidente esecutivo e fondatore di IBI (acronimo di Industrie Biomediche Insubri), alla domanda di come abbia scelto di focalizzare il suo impegno su ricerca, sviluppo e produzione di dispositivi medici per l’ingegneria dei tessuti viventi. E prosegue raccontando che si è laureato al Politecnico di Milano in Ingegneria Biomedica, con curricula presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, indirizzando da subito il suo impegno verso le nuove frontiere della medicina rigenerativa.

Gli anni successivi sono stati un inanellarsi di importanti esperienze accademiche a Londra, Stoccolma e Milano, prima di ottenere il ruolo di Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale presso la SUPSI e, dal 2019, Professore di Medicina Rigenerativa presso la neonata Facoltà di Scienze Biomediche dell’Università della Svizzera italiana.

Senza mai tradire la sua vocazione alla ricerca e all’insegnamento, Giuseppe Perale vuole tuttavia mettere in pratica i suoi studi sui biomateriali. Insieme al socio Gianni Pertici, entrambi discendenti da famiglie di imprenditori, nel 2007 mentre sono in un pub a Londra e si interrogano sulle loro future prospettive di lavoro, decidono di dare vita ad una azienda in grado di produrre protesi ossee di origine naturale. «Quando ho voluto spiegare a mia figlia cosa facciamo, le ho raccontato che fabbrichiamo pezzi di ricambio per le ossa. Si potrebbe quasi dire dei “mattoncini” Lego per sostituire pezzi danneggiati del corpo umano. Detto invece in termini più scientifici, abbiamo creato un innovativo sostituto osseo sviluppato specificatamente, in primo luogo, per la rigenerazione ossea in chirurgia ricostruttiva orale e maxillo-facciale. Un prodotto che imita l’osso umano, forte, resistente alla deformazione e alle manovre di fissaggio chirurgico, originato dalla combinazione di strutture ossee minerali naturali con polimeri bioattivi. Questo nuovo concetto di montaggio biomateriale permette alle cellule del paziente di crescere rapidamente e in modo efficiente, mentre i suoi biopolimeri degradano, fornendo una perfetta integrazione e osteogenesi».

Tornati in Svizzera, Perale e Portici rilevano una piccola società già esistente, la ricapitalizzano e trasformano, attrezzando a laboratorio un locale (il cosiddetto Garage appartenente alla migliore tradizione delle start up americane) ed entrano nel mondo della rigenerazione ossea, un settore che ancora offriva ampi spazi per nuove iniziative. L’avventura imprenditoriale parte davvero nell’autunno 2011 e l’azienda, rinominata IBI SA, riceve i primi investimenti e anche le necessarie certificazioni europee. Nelle fasi iniziali di sviluppo ottiene anche un finanziamento da parte di TiVenture, il fondo pubblico di venture capital che sostiene in Ticino diverse start up particolarmente innovative. Determinante anche la presenza di Lorenzo Leoni nel board della società. Grazie al lavoro di una ventina di collaboratori, IBI è oggi presente con i suoi prodotti in una trentina di Paesi del mondo e l’azienda cresce con un ritmo costante. I suoi materiali, in grado di supportare la ricrescita del tessuto osseo, vengono utilizzati su larga scala dai chirurghi ortopedici e dai dentisti, mentre altri prodotti vengono invece forniti “su misura”. Questi ultimi, particolarmente avanzati, anche se più di nicchia, sono disegnati per ogni singolo paziente attraverso la collaborazione diretta con importanti ospedali. Il prodotto più innovativo della IBI, ancora in fase di sperimentazione, è un “rigeneratore” delle ossa, realizzato per le applicazioni in oncologia pediatrica. In pratica, per ricostruire il tessuto osseo asportato ai bimbi colpiti da tumori, spesso molto aggressivi. L’obiettivo è quello di realizzare un sostituto dell’osso che poi cresca insieme al bambino senza la necessità di sottoporre il piccolo paziente a numerose operazioni successive per “inseguire” l’allungamento naturale dello scheletro. IBI è tra le pochissime aziende ad avere tentato questa strada e i risultati preclinici e clinici raccolti finora sono molto incoraggianti.

«IBI – conclude Giuseppe Perale – è una azienda che si può dire uscita ormai dalla fase di start up per entrare a far parte, a pieno titolo, di quel distretto biomedico che rappresenta una delle realtà economiche più dinamiche del Ticino. La prossima sfida è quella del reperimento e allestimento di spazi adeguati da destinare alle realtà produttive di questo settore, particolarmente innovativo e ad alto valore aggiunto».