Quali sono state le principali tappe che hanno portato alla costituzione del Centro di Senologia presso la Clinica Sant’Anna a Sorengo?

«Devo premettere che la salute al femminile è sempre stata storicamente uno dei punti di forza della Clinica Sant’Anna, grazie alla presenza di qualificate competenze mediche specializzate nella cura delle diverse patologie che affliggono le donne. In quest’ottica già da tempo era attiva un’Unità di senologia che negli anni ha preso in carico un numero rilevante di donne affette da tumore al seno. Negli ultimi mesi tuttavia ci siamo assunti l’impegno di compiere un ulteriore importante passo in avanti creando un Centro di eccellenza che fosse un punto di riferimento nell’accompagnare le donne durante tutto il percorso della malattia, dalla prima diagnosi all’eventuale trattamento, fino al ritorno a casa e anche dopo, quando aspetti psicologici legati al riconoscimento e all’accettazione del proprio corpo assumono una straordinaria importanza».

Perché è così importante la multidisciplinarità nella cura del tumore al seno?

«I tumori possono essere simili ma non sono tutti identici, così come sono differenti le reazioni emotive delle donne. Si comprende bene che il cancro è una malattia complessa che richiede la competenza di esperti per ogni aspetto della sua manifestazione, in quanto la sottostima potrebbe determinare un trattamento non adeguato con risvolti negativi per la guarigione.  Nella fase di presa a carico della paziente è fondamentale determinare in modo preciso di quale tumore si tratta, individuandone a fondo le caratteristiche biologiche, il posizionamento all’interno del seno e le sue dimensioni. Questo permetterà agli specialisti di proporre un piano terapeutico personalizzato ed efficace, nell’ambito del quale entrano diverse figure che collaborano tra loro in modo interdisciplinare. Il piano terapeutico è dunque concordato e confermato solo dopo discussione collegiale nell’ambito di un gruppo interdisciplinare che comprende differenti figure come il radiologo (essenziale nella fase diagnostica e di pianificazione interventistica), l’oncologo, il patologo, il radioterapeuta, lo psicologo e via dicendo, solo per citarne alcuni. Il chirurgo oncoplastico è preparato ad affrontare qualunque opzione chirurgica con un approccio empatico nei confronti della paziente perché se da un lato pratica una chirurgia demolitiva, dall’altro si occupa anche di quella ricostruttiva, in modo da appagare entrambe le esigenze affinché la cura del corpo non diventi causa di una malattia dell’anima. Durante tutte le fasi del percorso la paziente è seguita e si confronta con il medesimo gruppo di specialisti e con lo spesso personale paramedico e questa continuità della relazione è fondamentale per stabilire quella fiducia che è alla base di un rapporto umano prima ancora che terapeutico».

In questo contesto un ruolo fondamentale è rivestito de tutte quelle figure di supporto che accompagnano e aiutano la donna durante tutto il suo percorso…

«Assolutamente sì. Una Breast Unit è un percorso unitario e multidisciplinare, che va dal protocollo di indagini diagnostiche per la diagnosi precoce, agli approfondimenti diagnostici, alla riabilitazione post-operatoria, fisica e psicologica, ai controlli nel lungo periodo (follow-up). Il supporto psicologico specialistico rientra a pieno titolo nel team multidisciplinare ed è disponibile lungo tutto il continuum della malattia, offrendo un sostegno sia alla paziente che ai suoi familiari, per aiutare le persone a far fronte a tutte le problematiche psicologiche. Il distress deve essere riconosciuto, monitorato, documentato e prontamente trattato a ogni stadio del percorso terapeutico. In questo concorso di competenze ed energie rientra anche la partecipazione a gruppi di auto-mutuo-aiuto composti da persone che hanno vissuto o stanno vivendo i medesimi problemi. Questa opportunità può rappresentare un’ulteriore occasione d’ incontro e di confronto reciproco, in cui poter condividere le proprie esperienze e le proprie emozioni. Confrontarsi, ascoltare la voce di altre “compagne di strada” può aiutare ad accettare il cambiamento del proprio corpo e ad affrontarlo in modo positivo, vincendo la paura di toccare argomenti delicati, anche inerenti alla quotidianità della vita di tutti i giorni come il modo di truccarsi o il portare il turbante sulla testa, che creano vissuti di sofferenza, imparando ad affrontarli sapendo di non essere sole».

Clinica Sant’Anna ha intrapreso un processo di certificazione che attesti la qualità del servizio offerto dal vostro centro di senologia. Di che cosa si tratta?

«Il gruppo Swiss Medical Network Hospitals conta già oggi in Svizzera quattro centri specializzati in senologia e cioè il Centre du Sein-Clinique de Genolier, il Centre du Sein–Clinique Générale-Beaulieu, Genève, il Centro di Senologia della Clinica Sant’Anna a Sorengo e il BrustCentrum Zürich-Bethanien und Zollikerberg. Tutte queste strutture applicano da tempo le linee guida definite dalla Società svizzera di senologia (SSS) in collaborazione con la Lega svizzera contro il cancro. Tutti questi centri, attraverso un team multidisciplinare e percorsi diagnostico-terapeutici dedicati, si occupano della diagnosi e dei criteri di qualità che definiscono le condizioni quadro dei centri senologici. Tali criteri riguardano in particolare le competenze degli specialisti, l’osservanza delle raccomandazioni di buona pratica, l’integrazione di cure di supporto e il rispetto dei tempi necessari di presa in carico e di cura dei tumori del seno e prevedono standard di alta qualità la cui applicazione viene controllata dagli enti preposti. Già oggi l’attività del centro di senologia della Clinica Sant’Anna garantisce la cura di un terzo circa di tutti i tumori al seno che si registrano annualmente in Ticino. Il processo di certificazione sancirà dunque quel ruolo di centro di riferimento e di eccellenza che già oggi riveste nell’ambito della più avanzata sanità ticinese.

Da ultimo, perché è così importante la considerazione del coinvolgimento psicologico ed emotivo della donna nell’affrontare questa malattia?

«Voglio sottolineare il fatto che se in generale in ogni malattia è determinante il fatto che il paziente sia parte attiva, ciò risulta ancor più decisivo nel caso del tumore al seno. Convivere con la diagnosi di un tumore metastatico ha un impatto importante sulla vita privata e professionale di chi si ammala, anche a causa di un senso di abbandono che spesso le pazienti sperimentano, sentendosi trascurate dai medici, dai media e dalle istituzioni pur a fronte dei successi sempre più frequenti ottenuti nella cura della maggioranza dei casi di tumore. Tutto ciò comporta la necessità di una trasformazione nell’approccio alla malattia, dove l’obiettivo è quello di curare la persona nella sua completezza, nella piena consapevolezza che se è vero che la situazione non potrà essere più essere più come prima della diagnosi, vi sono tutte le condizioni affinché la propria vita pussa e debba essere ottimamente ricostruita e continuare pienamente nel lavoro come negli affetti familiari. Ma è opportuno non essere lasciati mai soli e affidarsi ad una équipe con cui stabilire un rapporto di assoluta e duratura fiducia. Per questo ci piace dire che il Centro di senologia della Clinica Sant’Anna ha indicato in quattro A le parole chiave che devono guidare il proprio operare: ogni donna che si rivolge a noi può avere la certezza di essere Accolta, Ascoltata, Accudita e infine Accompagnata. Nel percorso terapeutico e nel rispetto della persona, la relazione che si instaura fra la struttura sanitaria, i medici e la paziente rimane il perno fondamentale che ruota attorno all’empatia e alla reciproca fiducia».