Intervista con Luca Trabattoni, Country Head Italy & Mediterranean Countries, Union Bancaire Privée (Europe).

In che misura il modello distributivo basato sulle reti bancarie limita o orienta il posizionamento degli asset manager internazionali?

«Le reti bancarie hanno assunto un’importanza sempre maggiore nella distribuzione di strumenti finanziari e il modello si è quindi adattato per soddisfare anche le esigenze di questo canale distributivo che sono diverse rispetto ad altri canali, come per esempio l’istituzionale, per tipologia di prodotti, supporto e servizio richiesto. Concretamente, ciò spinge i gestori a privilegiare gamme più leggibili, processi di due diligence molto solidi e strumenti didattici adatti ai consulenti e alla clientela finale».

In un mercato presidiato da operatori globali, quale ruolo assume oggi il branding?

«Il branding è ancora più cruciale in questo contesto. Per questo è efficace che il messaggio legato al branding sia chiaro, semplice e distintivo».

Come ha modificato l’offerta di investimento il rialzo dei tassi e il ritorno di rendimenti sui titoli di Stato?

«L’offerta si è ampliata perché è aumentata la competizione. Il ritorno di rendimenti interessanti sulle obbligazioni ha ridato spazio a strategie orientate al reddito e a fondi a scadenza, meno rischiosi rispetto ad alcune alternative. Questa dinamica incoraggia una maggiore trasparenza su costi e qualità dell’esecuzione, poiché i prodotti diventano più comparabili» .

I vincoli regolamentari rendono gli investitori istituzionali meno aperti all’innovazione rispetto ad altri mercati?

«I vincoli regolamentari sono uno stimolo alla ricerca di soluzioni in linea le normative. Orientano l’innovazione verso prodotti meglio documentati, più trasparenti e più solidi nella gestione dei rischi e dei dati ESG. A lungo termine, ciò rafforza la fiducia tra investitori, gestori e regolatori e rende più fluida la comparazione tra soluzioni».

Quali prospettive vede per lo sviluppo di private markets e investimenti sostenibili nei portafogli istituzionali?

«Abbiamo visto che gli investimenti sostenibili hanno successo quando sono supportati da performance finanziarie interessanti. Questo ci indica le prospettive della tematica. Lo stesso discorso vale per i private markets. Per gli investimenti sostenibili, la domanda si concentra su strategie con obiettivi misurabili e una materialità finanziaria chiara, supportate da un reporting migliore».

L’intelligenza artificiale rappresenta soprattutto un’opportunità di investimento o uno strumento di trasformazione operativa?

«L’intelligenza artificiale è un’opportunità di investimento così come lo è tutta la catena del valore correlata alla sua “produzione”. È anche una potente leva operativa: l’automazione delle attività, la maggiore personalizzazione, il miglioramento della gestione dei rischi e dei controlli. L’IA non è una scelta esclusiva tra finanza e operatività: è un doppio motore di performance ed efficienza».