Matteo Cremaschi, dopo un anno come specialista in comunicazione presso il MPC (e ora anche portavoce), qual è il bilancio che può trarre?
«Il primo bilancio è molto positivo. Un’esperienza sin qui eccezionale ed estremamente sfidante. All’improvviso mi sono dovuto confrontare con temi nuovi e complessi, ma al tempo stesso affascinanti. L’attività con i media è stimolante e richiede molta attenzione. Non è semplice comunicare e informare i diversi pubblici trovando il giusto equilibrio tra molteplici interessi, talvolta contrapposti. Protezione della personalità, tutela delle parti coinvolte e degli imputati, tattica delle indagini, interesse pubblico, necessità dei media e principio della proporzionalità. Un mix di fattori che ci guida nella gestione delle oltre mille domande e richieste annuali sulle attività del MPC che provengono da giornalisti attivi in tutto il mondo. Nulla è lasciato al caso, sappiamo quando e come possiamo esprimerci, consapevoli del fatto che ogni dettaglio può fare la differenza, cercando sempre di comunicare in modo trasparente e tempestivo».
Lei è un giovane ticinese che, come molti altri è “emigrato” Oltrealpe. Quali le motivazioni: la rimunerazione, le prospettive di carriera, o altro?
«Ho intrapreso una nuova sfida per crescere, a livello personale e professionale. L’ho fatto uscendo completamente dalla mia comfort zone. Mi sono catapultato all’improvviso in un contesto nuovo in cui lavoro e comunico quotidianamente nelle tre lingue nazionali e in inglese su temi complessi che conoscevo solo in parte. Non è stato facile, ma l’impegno e la passione, uniti a una buona dose di curiosità, stanno dando buoni frutti. Non nego che le prospettive di carriera e le condizioni di lavoro hanno avuto un impatto sulla scelta di intraprendere questa prima esperienza professionale fuori Cantone. Sono comunque molto legato al Ticino, dove peraltro sono ancora parzialmente attivo. Il MPC ha infatti un’antenna a Lugano, mentre la sede del Tribunale penale federale, dove spesso seguiamo i Procuratori per gli aspetti mediatici legati ai processi, ha sede a Bellinzona».
Lei si è occupato di comunicazione pubblica in ambiti piuttosto diversi, tra finanziario, accademico e ora giudiziario. C’è, secondo lei, un elemento comune?
«Il fattore tempo è determinante, indipendentemente dal settore di riferimento. L’informazione oggi viaggia a ritmi incredibili, senza confini. Gli attori, i mezzi e le fonti si sono moltiplicati e questo ha delle conseguenze evidenti per chi deve interagire con un numero sempre maggiore di stakeholder. L’aggiornamento continuo e la preparazione sono elementi essenziali per chi si occupa di comunicazione e pubbliche relazioni in questo nuovo “mercato dell’informazione”. Non deve mai mancare una buona capacità di reazione, perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e va affrontato tempestivamente».
Quanto contano i contatti personali, intesi anche come PR, nel suo lavoro attuale come in quelli passati?
«Si tratta indubbiamente di una componente fondamentale. Curo moltissimo i contatti personali, perché ritengo che la nostra professione sia fortemente basata sulla relazione e in particolare sull’ascolto. Viviamo ogni giorno nella frenesia di un mondo sempre più complesso e imprevedibile. Grazie all’esperienza maturata nell’ambito dei diversi progetti realizzati in questi anni, ho scoperto quanto sia importante poter contare sugli altri, confrontarsi, imparare e crescere attraverso lo scambio e la condivisione di idee».