Andrea Gehri, come valuta oggi lo stato di salute dell’economia ticinese e quali segnali, positivi o critici, ritiene più evidenti in questa fase?

«L’economia ticinese è caratterizzata sia da segnali positivi che da elementi critici che indicano un rallentamento in vari settori. L’indagine congiunturale della Cc‑Ti 2025/2026 mostra che, pur in un contesto difficile, molte aziende hanno registrato risultati almeno discreti, con una quota crescente di imprese che valutano positivamente l’andamento annuale.

In sintesi possiamo affermare che:

  • Regge bene il settore dei servizi, con buone performance e un sentimento sostanzialmente positivo.
  • I settori manifatturieri ed export restano il punto debole, penalizzati dalla congiuntura internazionale, dalla forza del franco, dai dazi statunitensi e dalle tensioni geo-politiche.
  • Consumi e investimenti sono in calo, segnalando un clima di cautela diffusa.
  • Mercato del lavoro e turismo mostrano segnali contrastanti.

La parola chiave per descrivere il momento è “incertezza”, con un’economia che rimane complessivamente resiliente, ma esposta a molte variabili esterne che ne possono influenzare l’andamento».

Quali sono, secondo la sua esperienza, i principali problemi che gli imprenditori ticinesi stanno affrontando in questo periodo, tra costi, mercato del lavoro e contesto internazionale?

«Il clima di incertezza generale che regna richiede prudenza e adattamenti costanti all’imprenditore, come pure alle nostre aziende.

Gli imprenditori ticinesi operano oggi in un ambiente caratterizzato da:

  • costi elevati e margini in erosione in tutti i settori economici;
  • mercato del lavoro complesso, tra tensioni e fenomeni transfrontalieri, denatalità e invecchiamento della forza lavoro;
  • burocrazia e regolamentazioni percepite come sempre più onerose che distolgono risorse ed energie importanti;
  • incertezza internazionale che pesa su export e investimenti;
  • consumi interni deboli, determinati da una contrazione generale del potere d’acquisto
  • difficoltà settoriali, soprattutto nel manufatturiero che soffre delle tensioni internazionali.

Ciò nonostante, il settore dei servizi, quello del turismo e alcune componenti dell’economia cantonale mostrano resilienza, nonostante molte imprese si trovino oggi a dover navigare un quadro complesso e in continuo cambiamento».

Guardando al suo settore quale andamento sta registrando: più resilienza, rallentamenti o nuove opportunità?

«L’andamento non è univoco nella sua immagine, vi sono alcuni segnali di resilienza e miglioramento, ma il quadro generale resta incerto, con elementi strutturali che continuano a pesare.

Il settore delle costruzioni risente del calo generale della domanda interna e della prudenza negli investimenti delle imprese, che per il 2026 sono previsti in diminuzione (solo il 34% delle aziende intende investire).

L’artigianato segue dinamiche simili al comparto dell’edilizia principale, essendone strettamente legato nell’evoluzione e nelle caratteristiche.

Gli artigiani, come le PMI dei vari settori che lo compongono, soffrono dei rincari delle materie prime, degli aumenti dei costi energetici e dei tempi lunghi della burocrazia nella gestione di permessi e cantieri, comprimendone ulteriormente i margini, già in costante riduzione negli ultimi anni.

In conclusione, possiamo affermare che il settore delle costruzioni e dell’artigianato in Ticino mostra oggi un quadro generale discreto, ma non uniforme.

Il settore sta uscendo da una fase difficile, vede alcuni segnali positivi, ma rimane vulnerabile alle incertezze economiche, al calo degli investimenti, all’elevata burocrazia ed eccessiva regolamentazione, oltre ai costi elevati».

Ci sono novità, progetti o sviluppi recenti in Gehri Rivestimenti che meritano di essere segnalati e che riflettono la vostra visione per il futuro?

«A breve termine Gehri Rivestimenti puntia a migliorare i processi e i flussi di lavoro attraverso la tecnologia e l’istruzione al personale, mantenendo alta l’attenzione per la qualità dei servizi offerti.

L’intelligenza artificiale sta gradatamente entrando nella quotidianità gestionale dell’azienda e rappresenterà una nuova opportunità per analisi, approfondimenti e statistiche utili a posizionare la nostra azienda in un mercato in costante evoluzione.

A medio termine stiamo inoltre lavorando per proiettarci oltre il 2030 e quindi porre le basi per affrontare il cambio generazionale attraverso una gestione pianificata.

L’auspicio è quello di poter consolidare ulteriormente i progetti in corso, con la speranza che la situazione economica generale possa favorire una distensione delle tensioni, di cui anche nel nostro piccolo sentiamo le ripercussioni».

La vostra azienda investe molto nella formazione: quale politica state portando avanti per attrarre, motivare e accompagnare i giovani nel loro percorso professionale?

«La formazione costituisce un pilastro determinante per la nostra realtà, da decenni particolarmente focalizzata nella cura delle nuove generazioni per garantire il necessario ricambio e sostituzione dei profili che giungono a meritata pensione. I tempi sono più complessi, reclutare giovani diventa più difficile a causa del fenomeno della denatalità che colpisce i paesi occidentali, oltre che alle abitudini e priorità che oggi i giovani ripongono a livello di aspettative ed equilibrio tra lavoro e tempo libero.

Da parte nostra investiamo costantemente nella cura dei percorsi formativi e da qualche anno ci affidiamo a un accompagnamento professionale dei nostri giovani apprendisti curato da una coach esterna. I giovani sono una risorsa per il futuro e, visto che non abbondano e il mercato se li contende, è fondamentale per noi curare aspetti come identificazione, cura dei rapporti con i formatori, sorveglianza e accompagnamento scolastici.

Quali risultati concreti state già osservando grazie all’inserimento di giovani e di nuove forze dinamiche all’interno dell’azienda, sia in termini umani che professionali?

«La nostra azienda, da sempre ha investito e investe tuttora nella formazione dei giovani e possiamo senz’altro affermare che nella nostra realtà abbiamo gran parte dei piastrellisti che, una volta conseguito il diploma federale di capacità, sono rimasti in azienda, costituendo gli attuali pilastri nelle varie specializzazioni.

Abbiamo giovani che sono stati preceduti da genitori, zii e parenti che, nel solco della tradizione familiare, hanno seguito le loro orme. In azienda abbiamo il privilegio di occupare il genitore e il proprio figlio, e questa tradizione si perpetua ormai da decenni.

Poter avvalersi di personale cresciuto e plasmato all’interno della nostra realtà imprenditoriale conferisce, da una parte una forte identificazione dell’azienda medesima verso l’esterno e, dall’altra, rileviamo molta fidelizzazione dei profili formati che raggiungono importanti traguardi di fedeltà aziendale, 10, 20, 30 e addirittura 40 anni. L’aspetto umano, quindi, risulta essere determinante per favorire una crescita professionale personale e, nel contempo, pure aziendale».