Dal 10 al 14 giugno 2026, Lugano ospiterà la terza edizione di Lugano Dance Project, appuntamento biennale dedicato alla danza contemporanea e al dialogo tra creazione artistica ed eredità culturale. Un evento che, nel corso degli anni, ha consolidato il proprio ruolo nel panorama internazionale, inserendosi nella programmazione del LAC Lugano Arte e Cultura come momento di sintesi e rilancio della stagione.
Nato da un’idea di Carmelo Rifici e Michel Gagnon, con la curatela di Lorenzo Conti, il festival propone cinque giorni di spettacoli, performance site-specific, incontri, workshop e proiezioni diffusi tra gli spazi del LAC e diversi luoghi della città. Un format che intreccia visione artistica e riflessione critica, in linea con la vocazione contemporanea dell’istituzione culturale luganese.
Il tema: danza ed eredità
In un contesto globale segnato da instabilità geopolitiche, crisi climatiche e trasformazioni sociali, Lugano Dance Project sceglie di concentrarsi sul tema dell’eredità. Una parola chiave che attraversa la pratica coreografica come memoria viva, trasmissione e reinvenzione.
La riflessione si sviluppa attorno a interrogativi centrali: come trasmettere il sapere del corpo? In che modo la danza può costruire identità e continuità? E ancora, come si possono generare nuove forme artistiche a partire dall’incontro tra memorie individuali e collettive?
Secondo i curatori, trasmettere significa custodire il passato reinterpretandolo alla luce delle sfide contemporanee, ma anche creare le condizioni affinché le generazioni future possano costruire una propria eredità culturale.
L’apertura tra memoria e rilettura
Il festival si inaugura mercoledì 10 giugno con la prima nazionale di Kontakthof – Echoes of ’78, ideato e diretto da Meryl Tankard. Il lavoro si confronta con una delle opere simbolo di Pina Bausch, rileggendola a quasi cinquant’anni dalla sua creazione.
Il progetto coinvolge interpreti storici della coreografa tedesca e mette in dialogo materiali d’archivio e presenza scenica contemporanea, restituendo una riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla trasformazione dei corpi. Un’operazione che risponde a un desiderio espresso dalla stessa Bausch: vedere la propria opera reinterpretata dagli stessi danzatori a distanza di anni.
Tra assoli, performance immersive e nuove creazioni
Il programma prosegue giovedì 11 giugno al Palazzo dei Congressi con Music Music Histoire(s) du Théâtre VII di Trajal Harrell, assolo che esplora la musica come elemento fondante della pratica coreografica e della trasformazione personale.
Venerdì 12 e sabato 13 giugno il LAC ospita Je suisse (or not) dell’artista ticinese Camilla Parini, una performance intima e immersiva per uno o due spettatori alla volta, sospesa tra reale e immaginario. Nella stessa giornata, al Teatro Foce, Yasmine Hugonnet presenta Our Times, lavoro costruito come dispositivo coreografico aperto, accompagnato da musica dal vivo.
La coreografa svizzera firma anche Parentèle – Première relation, in scena domenica 14 giugno, progetto nato da una residenza artistica e incentrato sul rapporto tra creazione e genitorialità, con artiste madri in scena insieme ai propri figli.
A chiudere il festival sarà la prima mondiale di White Space di Kyle Abraham, figura di rilievo della scena statunitense, noto per la capacità di fondere linguaggi diversi – dalla danza classica all’hip-hop – in uno stile riconoscibile.
Al Lugano Dance Project, una giornata dedicata alla partecipazione
Sabato 13 giugno si configura come uno dei momenti più densi del festival, con il progetto The Gathering di Omar Rajeh a fare da filo conduttore. La giornata include spettacoli, workshop e momenti partecipativi.
Tra questi, Soul(s) Power di Hamdi Dridi, che attraversa danze urbane e contemporanee, e Prelude to violence di Ghida Hachicho, lavoro di matrice documentaria che riflette sui meccanismi della violenza collettiva.
In serata, Piazza Bernardino Luini diventa spazio aperto con Dance People, performance partecipativa che invita il pubblico a entrare nel processo creativo. La giornata si conclude con un DJ set nella Hall del LAC.
Formazione, dialogo e ricerca
Accanto agli spettacoli, Lugano Dance Project dedica ampio spazio alla formazione e al confronto professionale. Workshop e seminari si affiancano a tavole rotonde e incontri tematici, coinvolgendo operatori del settore e artisti.
Tra gli appuntamenti, la mattinata organizzata da Reso – Rete Danza Svizzera, dedicata alla produzione e diffusione delle opere, e il focus su danza e drammaturgia con professionisti provenienti dalle diverse regioni linguistiche della Svizzera.
Il tema dell’eredità viene approfondito anche attraverso incontri con artisti e studiosi, tra cui Cecilia Bengolea ed Emily May, fino al dialogo conclusivo sulla scena coreutica nordamericana.
Cinema e contaminazioni artistiche
Il programma si arricchisce con una sezione dedicata al video, ospitata al Cinema Iride, dove Cecilia Bengolea presenta tre opere che intrecciano danza, paesaggio ed etnologia. Un ulteriore tassello che amplia il concetto di eredità al linguaggio audiovisivo e alla ricerca interdisciplinare.
Un progetto corale
Prodotto dal LAC Lugano Arte e Cultura, Lugano Dance Project si realizza grazie al contributo di partner istituzionali e sostenitori internazionali, tra cui Franklin University Switzerland, Pro Helvetia e Lugano Region.
Il programma completo è disponibile su www.luganodanceproject.ch, mentre biglietti e informazioni si possono ottenere presso la biglietteria del LAC (Piazza Bernardino Luini 6, Lugano) o sul sito www.laclugano.ch.



