Si chiama The Gallery ed ha sede a Lugano, Riva Caccia 1D. Poco dopo il LAC e poco prima di Villa Malpensata, nuova sede del MUSEC, Museo delle Culture, ossia al centro di quella che ormai viene chiamata “la riva della cultura” a Lugano. Si chiama esattamente così, una parola sola in maiuscolo con l’articolo The in nero, proprio per porre l’accento sull’unicità delle sue proposte. Infatti la Galleria è specializzata in un settore specifico dell’arte, quella dell’Oceania, degli aborigeni appartenenti alle popolazioni autoctone dell’Australia e dell’arcipelago della Papua-Nuova Guinea, Nuova Caledonia, Isole Salomone. Cercando sul mappamondo, siamo lontano, lontanissimo, ma in verità molto più vicino di quanto si pensi. Perché quell’arte, nel momento stesso in cui nella nostra immaginazione si distende su un territorio vastissimo e poco conosciuto che ci pare ai margini del mondo, proprio allora manifesta delle particolarità che ci coinvolgono. Da una parte ci collega all’arte moderna e contemporanea, essendo parte di quel “primitivo” che ha dato ispirazione ad artisti e movimenti dell’arte del Novecento ed anche dei giorni nostri; dall’altra evoca simboli ed archetipi antichi, primordiali, che sono anche dentro di noi. Da queste prospettive, l’arte dell’Oceania affascina con la sua capacità di richiamare miti e riti delle culture primigenie e di ricollegarci ad un passato remoto che in qualche modo, almeno sul piano simbolico, sopravvive dentro di noi. Però, al tempo stesso, ha la caratteristica di stupirci e di aiutarci a rilanciare quel viaggiatore curioso che è dentro di noi.

Così è stato per Didier Zanette, cittadino francese di formazione bancaria, con esperienze lavorative nei territori francesi del Pacifico, che un bel giorno ne è rimasto affascinato e irretito. Partendo dall’Australia e poi da Numea, capoluogo amministrativo della Nuova Caledonia, ha iniziato a percorrere quei territori, ad avvicinarne la cultura, le diverse culture, ad entrare nel vocabolario espressivo delle popolazioni originarie. Ossia di quegli aborigeni (dal latino aborigine, sin dalle origini) che faticosamente stanno cercando di recuperare le loro origini attraverso quello che chiamano il contatto con gli antenati, interrotto nella sfuriata colonialista con il conseguente rischio di perdere definitivamente la propria identità. Per anni, per decenni Didier Zanette ha attraversato quei luoghi, ha conosciuto quegli “artisti”, ha indagato le ragioni e le manifestazioni artistiche di quelle popolazioni lungo una ricerca etnografica sempre più approfondita. Il risultato è costituito da decine di pubblicazioni, da migliaia di fotografie da lui scattate su personaggi, maschere e riti. Ma anche dal reperimento di oggetti ed utensili antichi, ossia prodottiin passato, indicativamente sui cent’anni,e considerati di valore per bellezza, significatoo rarità: piatti, scudi, pagaie, prue di barche…. Per finire con opere d’arte, dipinti realizzati dagli aborigeni di oggi riprendendo gli stilemi della propria cultura originaria, o da un artista come Brice Poircuitte, che rilancia in stile moderno oggetti e colori degli aborigeni. Queste tre diverse produzioni – fotografie scattate da Didier Zanette, oggetti antichi, dipinti e sculture contemporanee ma nel solco di un’antica tradizione – costituiscono il nocciolo nella nuova esposizione proposta da Zanette nello spazio denominato The Gallery a Lugano. Inaugurata il 21 marzo, rimane aperta sino all’estate nella sede di Riva Caccia 1D.