In che modo il suo arrivo nel 2019 è coinciso con un’accelerazione dei processi legati alla digitalizzazione del Locarno Film Festival?

«Quando sono arrivata, è iniziata la pandemia e il Festival si è dovuto reinventare per portare avanti la sua missione anche in un contesto così drammatico. Lo ha fatto con un’edizione ibrida (Locarno 2020 – For the Future of Films) che ha visto una grande fetta della sua offerta trasportata sul web. Per rispondere alle esigenze del pubblico locale e internazionale e garantire un’esperienza di visione e partecipazione di alta qualità, abbiamo dovuto accelerare i processi legati alla digitalizzazione, implementando soluzioni tecnologiche avanzate e ripensando le infrastrutture e i processi in un lasso di tempo molto breve. Abbiamo introdotto nuove piattaforme digitali, un sito web potenziato, contenuti prodotti ad hoc per il web e l’adattamento del sistema di biglietteria per garantire il distanziamento in sala. Il risultato finale ci ha permesso di mettere in atto un cambiamento di paradigma aziendale, una crescita professionale interna con l’acquisizione di nuove skill da parte del team».

Il Festival è un ecosistema che va alimentato tutto l’anno. Come?

«Locarno negli anni è diventato un incubatore dell’innovazione in ambito audiovisivo. Non è un caso che numerosi registi/e che hanno proposto un modo nuovo di fare cinema siano passati di qui. Di fronte a una spinta creativa così forte, il Festival ha reagito espandendo i propri confini, proponendosi non più solo come vetrina di produzioni già realizzate, ma come laboratorio attivo durante tutto l’anno, in cui si formano talenti e si supporta la creazione innovativa.

Oggi l’ecosistema del Festival si compone di diversi elementi: il pubblico, la community, fatta di persone che lavorano nell’ambito dell’audiovisivo, i partner. La nostra missione è consolidare il rapporto tra di essi, e ci sono molti esempi di relazioni virtuose, grazie anche al supporto dei nostri partner, che non smetterò mai di ringraziare. Un progetto che racchiude tutti questi aspetti sono le Locarno Shorts Weeks: quattro settimane a febbraio in cui offriamo gratuitamente online la visione di corti passati al Festival, quasi tutti realizzati da giovani talenti sulla rampa di lancio».

Come intercettate nuovi pubblici?

«Il Locarno Film Festival non è solo uno dei più importanti festival cinematografici a livello internazionale, ma è anche una straordinaria piattaforma per professionisti/e dell’ambito audiovisivo, che partecipano sempre numerosi alle iniziative di Locarno Pro e Open Doors in agosto. È comunque fondamentale per noi evolverci con le esigenze di chi ci segue e con lo sviluppo di nuovi linguaggi.

Per intercettare nuovi pubblici e tendenze, negli anni sono state adottate varie strategie. Ad esempio sono state create delle piattaforme digitali per rendere il Festival accessibile a una platea globale. O, ancora, abbiamo instaurato solide collaborazioni con organizzazioni culturali e università per creare legami con nuove generazioni e futuri professionisti anche durante il resto dell’anno. Un esempio è il BaseCamp, creato nel 2019, e che ogni agosto permette di portare a Locarno 200 giovani che svolgono attività creative di diverso tipo e con i quali si possono costruire sinergie che vanno al di là degli 11 giorni di Festival».