Professor Luca Gambardella, il nostro Cantone è all’avanguardia, al di là della vostra presenza, per quanto concerne l’AI oppure si trova ancora indietro?
«La mia percezione è che ci sia un grande fermento intorno a queste metodologie. Abbiamo il recente Swiss Innovation Park con i centri di competenza legati alla moda e al lifestyle, ai droni e alle scienze della vita dove l’Intelligenza Artificiale è centrale in molto progetti. Nuove aziende si sono insediate sul territorio e in poco tempo hanno assunto decine di specialisti e il centro di calcolo CSCS si sta attrezzando con computer che facilitano l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Presso il nostro USI Startup Centre nuove startup si stanno insediando su queste tematiche. Poi, non dimentichiamoci che stiamo parlando di una tematica dove la competizione è oggi a livello globale: dovremmo perciò chiederci se la Svizzera è competitiva, magari l’Europa, rispetto a colossi come Stati Uniti e Cina. Di conforto è il fatto che un recente studio ha posto la Svizzera al nono posto in questo settore a livello mondiale».
Ritiene che gli ostacoli nella diffusione dell’AI in Ticino possano essere di carattere strategico e tecnologico o maggiormente di mindset?
«Ho sempre trovato il Ticino un territorio sensibile e motivato ad innovare, sia a livello di Cantone che di singole città. Poi, dopo le buone intenzioni devono seguire gli investimenti, e qui, proprio quest’anno abbiamo avuto tagli alla ricerca e all’università. Certo siamo in un periodo di sacrifici per tutti, ma questo fatto non si può dimenticare. Una nota comunque mi viene naturale: forse questo guardare al Ticino come un sistema di innovazione autoconsistente e capace di far tutto da solo, specialmente in questi settori è limitativo. La vera sfida è trovare risorse interne ma soprattutto alleati e partner a livello svizzero e internazionale».
Di solito, si parla di Intelligenza Artificiale nelle aziende per migliorare i processi, nelle industrie per automatizzarli e migliorarli, nella medicina per personalizzare le diagnosi, nelle amministrazioni per razionalizzare i flussi di lavoro, nella formazione per aiutare nello studio e nella preparazione dei materiali: sono queste le principali possibili declinazioni al momento, anche in Ticino?
«Le tematiche citate sono tutte di grande interesse e attualità e anche per questo sono uscite dell’accademia e hanno notevoli ricadute sulla società, il mercato e sulle industrie. Cito rapidamente la realtà di Artificialy SA, azienda che ho contribuito a co-fondare a Lugano nel 2020 e che si occupa di trasferimento di metodi di Intelligenza Artificiale verso il mercato. Ad oggi ci lavorano trenta persone, tra i quali nostri ex studenti, stiamo aprendo uffici a Zurigo, lavoriamo con le principali aziende del Cantone e portiamo innovazione anche presso le PMI. Per quanto concerne IDSIA, che oggi impiega 140 tra professori, ricercatori e dottorandi, gli ultimi interessanti risultati, anche con aziende del territorio, riguardano lo studio di politiche ottimizzate per la distribuzione dell’energia, l’analisi in tempo reale di immagini di insetti infestanti, il supporto all’analisi dei difetti nella produzione di schede elettroniche e altro ancora. Le tematiche sono numerose e oggi c’è molta più fiducia perché i progetti vengono realizzati, consegnati e certificati in poche settimane e i risolutati concreti sul territorio si possono visionare e verificare».
Con l’AI, in campi come la medicina di base ad esempio, non si rischia di sostituire il fattore umano?
«Sono sempre stato un fautore del mondo ibrido, dove l’intelligenza artificiale deve essere di supporto all’essere umano. Mi rifaccio agli insegnamenti di Angelo Dalle Molle che fondando IDSIA nel 1988 ci ha trasmesso questi valori. Le macchine verranno sempre più usate come supporto alle decisioni, per valutare scenari, per analizzare situazioni in tempo reale. Queste informazioni devono diventare parte delle conoscenze che un essere umano deve utilizzare per decidere e fare diagnosi e valutazioni».
Ogni azienda dovrà formare al suo interno delle persone che, senza essere esperti, sappiano utilizzare l’AI o servirà il solo ricorso a professionisti? Lo stanno eventualmente già facendo?
«Le aziende si attrezzano con degli specialisti interni, spesso non facili da motivare e tenere, o con figure che fanno da interfaccia tra l’azienda (e i propri dati) e un mondo esterno dove aziende terze forniscono servizi moderni e sempre aggiornati. Ci sono comunque molte opportunità di formazione che vanno considerate anche per chi già lavora e questo deve entrare nella mentalità delle aziende e dei lavoratori. Oggi la formazione continua e la vicinanza con il modo accademico rimane uno strumento per restare competitivi a livello aziendale e personale».
Un uso massiccio dell’AI comporta a suo avviso il rischio di una perdita di elasticità mentale e di problem solving, in particolare in campi come lo studio? Il problema come sempre in questi casi è sia etico che pratico, non trova?
«Ho grande fiducia nelle nuove generazioni. Sono ragazzi e ragazzi abituati ad utilizzare le tecnologie digitale. D’altra parte, tutte le generazioni che ricordo da quelle dei miei genitori alle nostre, hanno dovuto affrontare il cambiamento e adattarsi alle trasformazioni e, fortunatamente, madre natura ci ha attrezzato con grandi capacità anche in questo senso. Aggiungo che sono stato giudice di una gara di robotica per adolescenti poche settimane fa e vi posso garantire che se li aveste visti progettare, discutere, presentare, lavorare in team avreste avuto timore per il futuro dell’Intelligenza Artificiale, non per il loro!».
L’AI potrebbe far perdere molti posti di lavoro, che potrebbero essere sostituiti da processi automatizzati, e al contempo crearne altri, con altre abilità richieste. Il Ticino è pronto o il rischio è di perdere posti di lavoro presenti al momento e di non saper offrire personale preparato per quelli necessari, dovendolo dunque importare?
«Per rispondere a fondo a questa domanda servono competenze che vanno oltre le mie, in un mercato del lavoro ticinese in continua evoluzione. Trovo comunque che il sistema Ticino sia attento a queste tematiche, i contatti che abbiamo con le associazioni di categoria, i cittadini, con le istituzioni e con la scuola mi rassicura che se ci sarà un problema saremo pronti ad affrontarlo e risolverlo. Ad oggi quindi utilizzo più volentieri il concetto di ribilanciamento del mercato del lavoro riaffermando la necessità di porre attenzione alla formazione senza escludere la possibilità futura di un’equa redistribuzione dei benefici derivanti dall’AI».