In che modo nuove tecnologie, come per esempio la Blockchain e l’intelligenza artificiale, possono essere utilizzate negli studi e nelle analisi portate avanti in ambito sanitario?

«La tecnologia e l’innovazione più spinte possono dimostrarsi risolutive nell’aiutare medici e ricercatori a raccogliere e analizzare una mole imponente di dati, provenienti da ospedali e centri di ricerca di tutto il mondo. Per esempio, emerge che l’intelligenza artificiale può oggi essere utilizzate le modalità di diffusione. Ma entra in campo anche una tecnologia come la Blockchain, che rappresenta una sorta di registro digitale in cui le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico, dove l’integrità è garantita dall’uso della crittografia».

Nello specifico, in che modo l’esperienza Blockchian può fornire utili applicazioni anche in altri campo?

«Grandi aziende tra cui IBM e Oracle collaborano con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per costituire un’enorme banca dati aperta ai ricercatori di tutto il mondo, che utilizzerà la tecnologia Blockchain per verificare la veridicità dei dati relativi alla pandemia. La Blockchain permette infatti di “certificare” solo le news provenienti da fonti mediche attendibili e diffuse da testate giornalistiche altrettanto affidabili, così che il lettore possa sempre fare una ricerca di verità in qualsiasi momento. E questo un aspetto di grande rilevanza se si considera la notevole quantità di Fake News che si sono riversate sui social media e su molte testate giornalistiche, risultando pericolosamente fuorvianti per l’opinione pubblica».

Quali altri vantaggi può offrire la Blockchain nell’affrontare l’emergenza sanitaria dovuta alla crisi della Pandemia Covid-19?

«A livello medico saranno presto disponibili “patenti di immunità”, che serviranno a certificare lo stato di salute dei cittadini. Per evitare la contraffazione tali documenti dovranno essere inevitabilmente certificati in Blockchain, per permettere alle autorità una veloce verifica delle credenziali, e a quelle mediche di poterle continuamente aggiornare».

Sul fronte, invece, del controllo sociale cosa è possibile prevedere?

«È necessario garantire il rispetto assoluto, totale ed inderogabile della privacy in previsione del controllo massivo digitale dei flussi. E questo affinché ogni persona possa esercitare il suo diritto al controllo della propria identità anche a livello sovranazionale. Questo si potrà realizzare grazie alle nuove tecnologie (definite di Digital Self Sovereign Identity), dove il possesso e la gestione del dato personale rimane in capo al soggetto fisico che lo certifica e lo memorizza in Blockchain, concedendo solo a chi riterrà opportuno e meritevole l’utilizzo del dato stesso».

Quali sono in Svizzera le realtà tecnologiche che potrebbero avere maggiore rilevanza e successo?

«La situazione elvetica è molto dinamica e negli ultimi 5 anni è nato un importante polo dell’innovazione a Zugo, che ha preso il nome di Cryptovalley ed è immediatamente diventato famoso in tutto il mondo con centinaia di startup fondate e notevoli potenzialità di sviluppo. Oggi, complice anche la pandemia, Zugo ha dovuto ridimensionare la propria realtà industriale, a causa soprattutto all’errata impostazione merceologica, troppo sbilanciata sul lato delle attività basate sulla vendita delle criptovalute, che rappresentano sicuramente un aspetto importante, ma comunque non totalizzante del complesso universo dei servizi basati su Blockchain».

E per quanto riguarda la specifica situazione ticinese?

«In Ticino il comparto digitale delle industrie Blockchain è estremamente variegato e diversificato, comprendendo tutti gli ambiti di applicazione di questa innovativa tecnologia in tutte le sue più peculiari sfaccettature.  Lugano, centro principale della Blockchain Valley Ticinese, ha visto la nascita, lo sviluppo e il successo a livello internazionale di Luxochain, società finanziata da imprenditori immobiliari locali, che ha sviluppato il sistema anticontraffazione in blockchain più evoluto al mondo e che oggi viene utilizzato da quasi tutti i brand Fashion & Luxury più affermati. Ci sono poi realtà storiche nel campo delle fiduciarie, come Fidinam, che per adeguarsi alle nuove opportunità ha creato una società pensata dalle sue fondamenta per cogliere la sfida digitale, che si chiama Fidigit. Ma siamo soltanto all’inizio di una grande rivoluzione industriale digitale e ticinese, grazie anche all’attenzione posta su questo tema dalla Città di Lugano, dal Governo Cantonale, e dalle università locali come USI e SUPSI».

Lei ha fondato lo Swiss Blockchain Consortium. Di che cosa si tratta?

«Il progetto è quello di raccogliere le migliori menti e imprese del settore digitale in un Consorzio che permetta di sviluppare in Ticino la tecnologia del futuro, ovvero la Blockchain, che non esito a definire il nuovo sistema operativo della rete internet 3.0. Il Ticino, grazie a una serie di fattori strategici, rappresenta sicuramente l’ambiente deputato a sviluppare la tecnologia Blockchain e, quindi, tutto ciò la rende inevitabilmente il luogo migliore dove creare e sviluppare il Consorzio Svizzero della Blockchain.  Questo raggruppamento nasce con tutti i crismi della Swissness, riassunti in tre semplici termini quali “Concretezza” “Precisione” “Efficacia”. Ma ci sono ambizioni di sviluppo in tutto il mondo grazie per esempio agli accordi già in essere con la vicina Italia e in fase di sviluppo con la zona franca di Dubai, con alcune importanti realtà cinesi e con una strettissima collaborazione già operativa con gli organi preposti alla codifica della Blockchain nell’ambito dell’Unione Europea. Al momento il Consorzio conta ben 30 imprese aderenti, con l’obiettivo di raggiungere oltre cento imprese entro il 2021».