Intervista con Ruth Metzler-Arnold, una carriera caratterizzata da molteplici traguardi politici e professionali, attualmente prima Presidente di Swiss OlympicRuth Metzler-Arnold fu eletta in Consiglio federale a soli 35 anni, nel marzo 1999, un’epoca in cui donna ed essere giovane non erano certamente elementi che favorivano la carriera. Quattro anni dopo – anche questo un caso molto raro – il suo partito perse il seggio a favore dell’UDC e di Christoph Blocher, quando l’Assemblea federale decretò la fine della cosiddetta “formula magica”.

Pensionata non ancora quarantenne, Ruth Metzler si è poi dedicata all’insegnamento all’Università di San Gallo e all’attività lavorativa in importanti gruppi dell’economia privata, sparendo salve rare occasioni dalle luci della ribalta pubblica. Un paio di anni fa tuttavia una decisa inversione di rotta, con dapprima la candidatura e poi l’elezione alla presidenza di Swiss Olympic a novembre 2024. Ed è in questa veste che l’abbiamo incontrata.

In un’intervista Lei ha dichiarato che lo sport l’ha aiutata molto dopo la sua mancata rielezione in Consiglio federale. Può spiegarsi meglio?

«Il movimento, soprattutto all’aria aperta, mi fa semplicemente bene. All’epoca mi ha distratta dalla quotidianità e mi ha fatto pensare ad altro. In generale, però, facendo sport riesco a schiarirmi le idee e a mettere ordine nei pensieri. Spesso mi vengono anche nuove idee che posso poi sviluppare e seguire. Allora, nel febbraio 2004, mi ero posta un nuovo obiettivo sportivo: correre la mia prima maratona otto mesi dopo, a New York. Qualcosa che fino a poche settimane prima non mi sarei mai sentita capace di fare».

Che ruolo dovrebbe avere lo sport nella nostra società, secondo lei?

«Lo sport rafforza la vita sociale, la coesione della società, l’entusiasmo e la salute. Inoltre, le associazioni sportive svolgono un lavoro di integrazione straordinario, quasi esclusivamente su base volontaria. Nei club nasce anche la passione per lo sport agonistico. Molti appassionati impegnati nelle innumerevoli associazioni partecipano come spettatori o volontari a grandi eventi. Lo sport è quindi un pilastro portante della nostra società».

Ricordo che, come consigliera federale, non apprezzava particolarmente il contatto con i media e l’attenzione mediatica. Dopo oltre vent’anni è tornata in un ruolo pubblico: come lo vive oggi?

«Abbiamo evidentemente ricordi molto diversi di quel periodo, che risale a circa un quarto di secolo fa. Il lavoro con i media e l’opinione pubblica era, oltre all’attività di governo e parlamentare, una parte importante per spiegare i numerosi e molto diversi progetti del mio dipartimento. Come giovane consigliera federale – e terza donna nel Consiglio federale – talvolta ricevevo un’attenzione mediatica che i miei colleghi uomini non avevano. A volte questo era molto utile, altre volte avrei voluto farne a meno».

Lo sport è tradizionalmente un mondo dominato dagli uomini. Lei è la prima donna alla guida di Swiss Olympic. Come è stata accolta?

«Mi fanno spesso questa domanda, e io di solito rispondo chiedendo: fareste la stessa domanda anche a un uomo al contrario…? Questa domanda mi sembra provenire da un’altra epoca. Mi sono immersa rapidamente e profondamente nel mondo dello sport e sono stata accolta bene e calorosamente sia in Swiss Olympic sia in tutta la famiglia sportiva svizzera – anche a livello internazionale. Per me era importante il confronto con persone diverse del mondo sportivo, e ho ricevuto un sostegno competente soprattutto dalle colleghe e dai colleghi del Consiglio esecutivo, della direzione e dai collaboratori di Swiss Olympic».

Cosa significa essere presidente di questa organizzazione? Quali sono i suoi compiti e il suo lavoro quotidiano?

«Da un lato sono presidente del Comitato Olimpico Nazionale, dall’altro presidente dell’organizzazione mantello dello sport svizzero. Swiss Olympic unisce entrambe le funzioni. Nella pratica quotidiana, però, queste due funzioni sono molto diverse. Come presidente dell’organizzazione mantello voglio influenzare le condizioni quadro per lo sport svizzero, affinché lo sport di élite, quello di massa e la promozione dei giovani possano svilupparsi al meglio. Ciò significa individuare i temi che interessano le federazioni e le organizzazioni partner: il forte carico che pesa soprattutto sulle federazioni piccole e medie, il rafforzamento della promozione sportiva, l’importanza della rete internazionale. Insieme ai membri del Consiglio esecutivo e al team operativo della segreteria di Swiss Olympic, il mio compito è trarre le giuste conclusioni, avviare i progetti e assicurarne l’attuazione. Come presidente del Comitato Olimpico nazionale sono fortemente impegnata nella candidatura della Svizzera per le Olimpiadi 2038 e curo le relazioni con il CIO».

Come riesce a conciliare questo incarico con i suoi numerosi altri impegni?

La presidenza di Swiss Olympic è ufficialmente un impegno al 50%, ma in realtà è circa al 100%, con numerosi progetti strategici, sfide politiche e le candidature per i Giochi olimpici e paralimpici invernali e per gli European Championships. Quando mi sono candidata, avevo già previsto che l’impegno sarebbe stato ben superiore al 50%. Da quando sono stata eletta ho rinunciato a sette mandati in aziende e fondazioni, e quest’anno lascerò anche il consiglio di amministrazione di AXA Svizzera. Inoltre, all’assemblea generale del 2027 lascerò la presidenza di Switzerland Global Enterprise, come già comunicato pubblicamente».

Crede che la sua elezione abbia cambiato o cambierà la percezione del ruolo delle donne nello sport?

«La presenza e la percezione delle donne nello sport sono in costante aumento. Molte organizzazioni sportive si impegnano attivamente per promuovere lo sport femminile e la diversità nei loro organi. Questo è molto positivo, e mi rallegro per ogni nuova donna che assume una funzione dirigenziale in un’organizzazione sportiva. Studi dimostrano che organi diversificati affrontano meglio le sfide».

Restando sul tema dell’inclusione: so che esistono progetti per migliorare la collaborazione tra Swiss Olympic e Swiss Paralympic. A che punto siamo?

«L’inclusione mi sta molto a cuore. Nell’ambito di un mandato di verifica stiamo valutando se una fusione delle due organizzazioni porterebbe un valore aggiunto sia allo sport olimpico sia a quello paralimpico. Attualmente Swiss Olympic e Swiss Paralympic collaborano strettamente, ma sono ancora separate a livello organizzativo».

Si parla anche di una fusione: quanto c’è di vero?

«Stiamo effettivamente valutando una fusione, come esiste in diversi Paesi, ad esempio in Olanda, Norvegia o negli Stati Uniti. Lì lo sport regolare e quello paralimpico sono riuniti sotto un’unica organizzazione. In Svizzera, però, una fusione avverrà solo se tutte le parti coinvolte saranno convinte del valore aggiunto».

Al di là delle Olimpiadi e degli European Championships: quali temi l’hanno occupata di più nel primo anno della sua presidenza?

«Da un lato il progetto “Promozione dello sport e del movimento Svizzera 2040”, lanciato nel marzo 2025 insieme all’Ufficio federale dello sport. L’obiettivo è garantire lo sviluppo a lungo termine della promozione sportiva in Svizzera e ottenere un ampio e profondo impatto dello sport sulla società. Dall’altro, nel 2025 ci hanno occupato molto le misure di risparmio previste dalla Confederazione, che avrebbero colpito anche lo sport. Grazie al grande sostegno del Parlamento e delle federazioni sportive, al momento sembra che lo sport continuerà a ricevere i fondi federali che merita per la sua importanza sociale. Ci siamo inoltre impegnati contro l’iniziativa per dimezzare il canone radiotelevisivo, che avrebbe un impatto molto negativo sulla copertura mediatica dello sport».

Su cosa vuole concentrarsi in futuro?

«Swiss Olympic dovrà continuare a garantire i mezzi finanziari necessari per lo sport svizzero. A tal fine dovremo dimostrare costantemente il valore dello sport per la società alla Confederazione e ai Cantoni, principali finanziatori. Un altro tema importante è l’introduzione del nuovo modello di finanziamento delle federazioni, attraverso il quale dal 2027 intendiamo sostenerle in modo più mirato e aiutarle nel loro sviluppo».

Parliamo del progetto Olimpiadi 2038: siamo finanziariamente in grado di sostenerlo? Ce lo possiamo permettere?

«Sì, ne sono convinta. Per l’organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici è previsto un budget di 2,2 miliardi di franchi svizzeri, molto inferiore rispetto alle precedenti edizioni delle due manifestazioni. In passato i costi erano lievitati soprattutto a causa della costruzione di nuove infrastrutture, che nel nostro progetto non sono previste, ciò che riduce notevolmente il rischio di superamento del budget. Inoltre il nostro concetto prevede che l’82% del budget organizzativo sia finanziato privatamente. Stiamo conducendo intensi colloqui, e a inizio febbraio abbiamo ottenuto il sostegno di un primo importante sponsor, On».

Perché la Svizzera dovrebbe ospitare questo grande evento sportivo? Quali interessi persegue?

«La Svizzera, come nazione degli sport invernali, è praticamente predestinata a ospitare i Giochi olimpici e paralimpici invernali. Anche peer questo li abbiamo pensati in modo che si adattino al nostro Paese, distribuendo le competizioni su più sedi e su impianti esistenti. Siamo convinti che i Giochi del 2038 saranno un progetto faro per molti anni per lo sport svizzero e per tutta la società – economia, turismo, cultura – e lasceranno una grande eredità al nostro Paese. La Svizzera potrà in questo modo anche contribuire a plasmare il futuro dei Giochi invernali».

Uno dei problemi dei grandi progetti in Svizzera sono i diritti popolari: ricorsi amministrativi, referendum e votazioni popolari. Come vuole convincere la popolazione?
«Con un progetto che si adatti alla Svizzera e dimostri che tutta la Confederazione ne trarrà beneficio. Uno degli argomenti più importanti è la decentralizzazione: le competizioni si terranno dove esistono già le infrastrutture necessarie e l’esperienza nell’organizzazione di grandi eventi sportivi. È importante anche che la popolazione riconosca che un grande evento ha effetti a lungo termine e lascia un’eredità duratura».

Parallelamente alla candidatura per le Olimpiadi 2038, Swiss Olympic vuole candidarsi anche per gli European Championships 2030: non è troppo per una Svizzera tradizionalmente prudente?

«Siamo convinti che entrambi gli eventi – gli European Championships estivi e i Giochi olimpici e paralimpici invernali – si completino in modo eccellente, e che costituiscano la cornice perfetta per un decennio di grandi eventi sportivi in Svizzera».

In questo caso l’evento riguarderà tutte le regioni della Svizzera. Quali opzioni ci sono per la Svizzera italiana?

«Per noi è molto importante coprire tutta la Svizzera con “Switzerland 2038”. Questo si vede anche nella pianificazione delle sedi di gara. Attualmente a Lugano è previsto come luogo per le partite olimpiche di hockey su ghiaccio. Per gli European Championships la pianificazione di quali sport si svolgeranno e dove è già molto avanzata, ma al momento non posso dire di più».

Entrambi i progetti devono passare dal Parlamento federale: qual è il calendario?

«Di recente è stata fondata l’associazione di candidatura per gli European Championships 2030. I preparativi sono molto avanzati e il processo politico inizierà presto. Poiché l’evento si terrà a breve, la pressione sui tempi è alta, anche perché se la politica rifiutasse di dare il nulla osta, gli organizzatori dovrebbero trovar un’altra nazione. Il calendario per i Giochi 2038 è invece già molto concreto: fino a metà marzo si svolge la consultazione del Consiglio federale. Dopo la valutazione, il Governo dovrebbe trasmettere il progetto al Parlamento prima della pausa estiva. La prima Camera lo esaminerà nella sessione di settembre 2026 e la seconda in quella di dicembre 2026. La decisione finale dovrebbe quindi arrivare entro la fine dell’anno, per cui, nel quadro del dialogo privilegiato con il CIO, avremo il tempo di finalizzare e presentare la candidatura».

In che misura l’aiuta il fatto di essere un’ex consigliera federale?
«Molto. Sono abituata e mi piace dialogare con la popolazione e convincerla della bontà dei progetti. Durante il mio mandato in Governo, tutte le 14 votazioni popolari provenienti dal mio dipartimento hanno ottenuto i favori della maggioranza della popolazione. Anche se oggi in Parlamento ci sono solo pochi membri con cui ho lavorato allora, conosco ancora bene il funzionamento, i processi e le sensibilità del Parlamento. Inoltre negli ultimi 15 anni a causa dei miei impegni professionali ho avuto regolari contatti con consiglieri federali, parlamentari e governi cantonali. Questa esperienza e queste relazioni aiutano a creare fiducia e a mostrare il valore che i Giochi invernali 2038 hanno per la Svizzera».

Per finire una domanda personale: nel 2020 ha realizzato un sogno salendo il Cervino. Qual è il prossimo?

«Il prossimo grande obiettivo è portare in Svizzera i Giochi olimpici e paralimpici del 2038. Al momento non ho un obiettivo personale paragonabile alla salita del Cervino».