La mostra Tibetani in esilio, con le fotografie di Paola Marcello, porta a Mendrisio una riflessione sulla memoria, sull’identità e sulla condizione di chi vive lontano dalla propria terra. Il progetto nasce da un viaggio che avrebbe dovuto condurre la fotografa in Tibet e che, per effetto delle restrizioni che regolano l’accesso al territorio, ha preso invece un’altra direzione: quella delle comunità tibetane che vivono in esilio tra Nepal e India.
L’esposizione è stata inaugurata sabato 3 ottobre 2026 negli spazi di Ai Molti Tesori, in Corso Bello 5 a Mendrisio, e rimarrà visitabile fino al 23 ottobre. La mostra è dedicata ai ritratti realizzati da Marcello nel corso di un percorso iniziato nel 2023 e sviluppato attraverso incontri, conversazioni e soggiorni in villaggi di montagna, case, monasteri e campi abitati da tibetani e dai loro discendenti.
Un viaggio che ha preso un’altra direzione
Per Paola Marcello, il Tibet era da tempo una meta desiderata. L’intenzione era conoscere direttamente una terra e una cultura che, però, nel corso degli anni sono diventate sempre più difficili da avvicinare in modo indipendente.
Le restrizioni imposte ai viaggiatori stranieri hanno progressivamente modificato le condizioni di accesso al territorio. Nel racconto dell’autrice, la difficoltà di raggiungere il Tibet non rappresenta soltanto un ostacolo logistico, ma diventa l’occasione per interrogarsi su ciò che rimane di una cultura quando una parte significativa della sua popolazione è costretta a vivere lontano dal proprio paese.
Nel 2023, durante un lungo viaggio in Asia, Marcello si trovava in Nepal quando l’ipotesi di raggiungere il Tibet è venuta meno ancora una volta. È stato allora l’incontro casuale con alcuni villaggi di montagna abitati da tibetani in esilio a cambiare il percorso della ricerca.
Da quegli incontri è nato un lavoro progressivamente più strutturato. Sedersi accanto alle persone, condividere una tazza di tè, ascoltare racconti personali e ricordi familiari sono diventati parte integrante del progetto fotografico.
I volti dell’esilio
Le fotografie non cercano soltanto di documentare una comunità. Al centro ci sono soprattutto le persone e le loro storie.
Infanzie trascorse lontano dalla propria terra, famiglie divise, affetti rimasti oltre i confini, generazioni nate in esilio e un rapporto complesso con un paese che molti non hanno mai potuto conoscere direttamente costituiscono alcuni dei temi che emergono dagli incontri raccontati da Marcello.
La fotografa ha proseguito il lavoro dal Nepal all’India, attraversando il Ladakh e le valli dell’Himachal Pradesh. Ha raccolto immagini, voci e frammenti di memoria, entrando in contatto con realtà differenti ma accomunate da una condizione: l’essere parte di una comunità che continua a confrontarsi con l’assenza della propria terra.
Il risultato è un insieme di ritratti nei quali il volto non viene utilizzato come semplice elemento illustrativo. La fotografia diventa piuttosto il punto conclusivo di una relazione costruita prima dello scatto.
È anche questa la chiave indicata dal testo curatoriale che accompagna la mostra: uno sguardo fondato sulla prossimità, sull’ascolto e sulla permanenza, lontano sia dalla rappresentazione stereotipata sia dall’idea di un reportage costruito esclusivamente attraverso immagini spettacolari.
Tibetani in esilio, tra identità e memoria
Il tema dell’esilio attraversa l’intero progetto e assume una dimensione che va oltre il semplice spostamento geografico.
Per chi vive lontano dal proprio paese, infatti, l’identità passa anche dalla conservazione della lingua, delle tradizioni, della religione, della memoria familiare e delle relazioni tra generazioni. Elementi che possono apparire quotidiani assumono così un significato più ampio: una casa, un abito, un oggetto, un ambiente domestico o il modo di stare insieme diventano tracce di una continuità culturale.
Le immagini di Marcello insistono proprio su questa dimensione. Molti scatti sono realizzati in ambienti interni, dove la presenza delle persone è accompagnata da una luce spesso netta, talvolta filtrata dall’ombra. Non sono fotografie costruite per spettacolarizzare la condizione dei soggetti, ma immagini che lasciano spazio alla loro presenza.
Il testo curatoriale di Luca Chiste sottolinea come il lavoro nasca da incontri ripetuti, interviste e momenti di ascolto e come la fotografia venga intesa come una forma di restituzione.
Una storia che continua da oltre settant’anni
La vicenda raccontata dalla mostra si inserisce nella lunga storia dell’esilio tibetano iniziata nel 1959, anno della rivolta di Lhasa e della fuga del Dalai Lama in India. Da allora generazioni di tibetani hanno costruito la propria esistenza fuori dal Tibet, dando vita a comunità soprattutto in India e Nepal.
La questione rimane legata a temi come la libertà religiosa, la conservazione dell’identità culturale e linguistica e la possibilità di mantenere un rapporto con la propria storia. Anche in Ticino il tema non è estraneo: l’associazione Ticino Tibet, attiva dal 1997, si occupa da anni di diritti del popolo tibetano, libertà di espressione e diritti umani.
In questo senso, il progetto di Marcello si inserisce in un contesto nel quale la fotografia può diventare uno strumento per riportare l’attenzione su una vicenda che rischia di rimanere confinata alla memoria di chi l’ha vissuta direttamente.
La libertà vista attraverso la quotidianità
Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda il modo in cui l’esilio viene raccontato attraverso gesti e situazioni apparentemente ordinarie.
La possibilità di abitare una casa, di spostarsi liberamente, di possedere documenti che consentano di viaggiare, di professare la propria religione o di trasmettere la propria cultura alle generazioni successive sono libertà che, nelle fotografie e nelle testimonianze raccolte, assumono un peso concreto.
È una prospettiva che evita di ridurre il tema a una questione esclusivamente geopolitica. La condizione dei tibetani in esilio viene osservata attraverso le conseguenze che le vicende storiche hanno avuto e continuano ad avere sulle singole vite.
La fotografia diventa così anche uno spazio di ascolto. Non pretende di risolvere una questione politica né di sostituirsi alle testimonianze raccolte, ma prova a conservarne una traccia.
Un progetto costruito sull’ascolto
La stessa autrice descrive il lavoro come una ricerca trasformata progressivamente in una sorta di missione personale: raccogliere testimonianze e immagini per dare visibilità a persone che, nella sua esperienza, rischiavano di rimanere lontane dall’attenzione dei media.
Il passaggio dal viaggio alla ricerca fotografica è importante per comprendere l’impostazione della mostra. Marcello non si è limitata a fotografare luoghi o persone incontrate lungo il percorso, ma ha scelto di fermarsi, ascoltare e tornare sulle storie incontrate.
Ne deriva una fotografia che attribuisce un ruolo centrale alla relazione. I soggetti non sono soltanto persone ritratte davanti all’obiettivo, ma interlocutori che partecipano alla costruzione dell’immagine.
È probabilmente in questa dimensione che si trova il significato più ampio del titolo Tibetani in esilio: non soltanto la descrizione di una condizione geografica, ma il riferimento a una memoria che continua a essere trasmessa anche lontano dal luogo d’origine.
A Mendrisio fino al 23 ottobre
La mostra inaugurata il 3 ottobre resterà aperta fino al 23 ottobre 2026 negli spazi di Ai Molti Tesori, realtà dedicata alle attività creative e alla condivisione culturale.
L’esposizione permette quindi di avvicinarsi a una realtà complessa attraverso uno strumento, la fotografia, che in questo caso non cerca tanto di fornire risposte quanto di lasciare spazio alle storie individuali.
Alla base del progetto rimane una domanda semplice e difficile allo stesso tempo: che cosa significa appartenere a un luogo quando quel luogo non può più essere abitato liberamente?
Nelle immagini di Paola Marcello la risposta passa attraverso i volti, gli interni domestici, i paesaggi attraversati, gli oggetti quotidiani e soprattutto attraverso le persone incontrate lungo il cammino. Storie diverse, ma accomunate dalla distanza e dal desiderio di mantenere un legame con le proprie origini.
Un desiderio che, per molti dei protagonisti incontrati dalla fotografa, coincide ancora con quello di poter tornare a casa.
Informazioni: Tibetani in esilio – fotografie di Paola Marcello, Ai Molti Tesori, Corso Bello 5, 6850 Mendrisio, dal 3 al 23 ottobre 2026. La mostra è presentata anche sul sito ufficiale di Ai Molti Tesori



