Come è nata l’idea di istituire la Fondazione Francesco per l’iuto sociale e quali sono gli obiettivi che si prefigge di raggiungere?

«Fondazione Francesco è nata con l’obbiettivo di riunire e coordinare una serie di attività che erano state avviate nel corso degli anni.   Oltre all’aiuto finanziario e al sostegno alimentare, intende promuovere spazi di accoglienza collettiva, rivolti principalmente alle fasce più fragili della popolazione. La Fondazione Francesco per l’aiuto sociale è stata costituita l’11 ottobre 2016 e in collaborazione con altri enti umanitari, desidera offrire in modi differenziati sostegno alle persone bisognose residenti nella Svizzera italiana tramite consulenza sociale di base, consiglio nella gestione dei propri mezzi economici, intervento finanziario, consegna di buoni acquisto, offerta di pasti caldi, cura dell’igiene personale e promozione lavorativa. La Fondazione intende così creare una rete di solidarietà differenziata, che abbracci idealmente l’intero territorio cantonale. La Fondazione Francesco per l’aiuto sociale non ha finalità lucrative e per elaborare e concretare i suoi progetti non sollecita contributi pubblici, bensì fa capo unicamente a donazioni private».

A quali principali progetti avete dato vita nel corso degli anni?

«Una delle prime realizzazioni è stato il Centro sociale Bethlehem, con apertura diurna, messo a disposizione delle persone bisognose residenti o di passaggio, alle quali offre la possibilità di ricevere un pasto caldo, di fare una doccia, di depositare i propri bagagli e di incontrare altre persone. Il Centro riesce a far fronte ai suoi impegni finanziari grazie al sostegno di enti privati e di singole persone.

In collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso Maschile di Locarno è stata poi promossa la ristrutturazione dello stabile in via Vallemaggia a Locarno che permette di offrire una struttura di prima accoglienza sociale a favore soprattutto della popolazione locale. Il cantiere venne aperto nel mese di aprile del 2019 ed i lavori terminarono alla fine di febbraio del 2020. Casa Martini è diventata un punto di riferimento nel Locarnese per l’assistenza di persone in difficoltà. Essa vuole essere una struttura aperta a tutti, indistintamente. È uno spazio diurno e notturno protetto di socializzazione e di incontro, che offre una mensa sociale ed occasioni di incontro e di scambio, ed opportunità di pernottamento per situazioni di emergenza, con l’obiettivo finale di rendere tutti indipendenti e re-inseriti nella società».

Che cosa è il Fondo Solidarietà, come funziona e a chi è destinato?

«Il Fondo Solidarietà rappresenta un aiuto alle persone bisognose ed è un’iniziativa per la quale mi sono a lungo battuto, sostenuta da diverse persone ed enti, a favore di individui e nuclei familiari residenti nel Canton Ticino che incontrano difficoltà finanziarie temporanee.

Attraverso colloqui con persone appositamente formate cerchiamo di capire quali sono le reali condizioni economiche dei richiedenti, quindi procediamo al pagamento di bollette, fatture o debiti, senza elargizione diretta di denaro. È prevista anche la distribuzione di buoni spesa e buoni pasti. Il nostro intervento prevede inoltro una consulenza per cercare di avviare una stabilizzazione delle risorse economiche delle persone che si rivolgono a noi. Ciò che vediamo nelle nostre strutture di Lugano e Locarno è un aumento delle richieste di sostegno finanziario. Non si tratta quindi di cibo, ma di un aiuto monetario domandato da famiglie e persone che dispongono di un reddito ridotto, che hanno perso il lavoro e che non lo trovano, magari dopo averlo perso durante la pandemia».

Ci racconta il suo percorso spirituale e umano che l’ho portato a dedicarsi completamente ai più bisognosi?

«Sono nato a Sorengo nel 1966, e faccio parte della comunità dei Cappuccini svizzeri dal 1987. Terminati gli studi teologici presso l’Università di Friburgo agli inizi degli anni ’90, ho svolto diverse attività nei conventi di Bellinzona, Orselina (Madonna del Sasso) e Lugano. Nel 1994 ho iniziato ad occuparmi di giornalismo e di questioni sociali e umanitarie e la mia destinazione sembrava essere l’insegnamento.  Poi invece seguendo la vocazione propria dei Cappuccini mi sono trovato sempre più spesso ad occuparmi e cercare di risolvere problemi sociali a favore di chi più aveva bisogno, promovendo per esempio l’Osservatorio Migrazioni Ticino, così come la Mensa dei poveri del Convento dei Cappuccini di Lugano, il Dormitorio pubblico di Lugano, o il Centro invernale per senzatetto di Lumino. Dal 2008 al 2009 ho diretto Soccorso Operaio Svizzero Ticino e dal gennaio 2010 coordino il “Centro Bethlehem – Mensa sociale delle ACLI” di Lugano. Sono stato anche collaboratore di “Tavolino Magico – Sostegno alimentare per la Svizzera italiana”. Tante attività diverse, ma in fondo unite tutte dallo scopo comune di dare un sostegno alle fasce più deboli della popolazione».

Che cosa dovrebbero fare le autorità pubbliche e i privati per risolvere i più urgenti problemi sociali di Lugano?

«Le istituzioni e gli enti preposti all’assistenza fanno già molto nell’ambito delle rispettive competenze. Ciò che invece sarebbe opportuno è creare e rafforzare una rete di cooperazione, che superi la tendenza dei vari organismi sociali in Ticino ad intervenire a compartimenti stagni. In quest’ottica vorrei offrire degli spazi concreti nel Centro Bethlehem a Lugano, piuttosto che a Casa Martini a Locarno o all’ex-Masseria per dimostrare che è possibile collaborare, senza pensare a inutili forme di concorrenza. L’importante è creare degli ambiti di incontro aperti a chiunque, dove ognuno ci mette del suo e riceve ciò che gli occorre».

Infine, quale progetto vorrebbe vedere realizzato nel corso dei prossimi mesi?

«Il progetto che in questo momento più mi sta a cuore è ormai stato inaugurato. Abbiamo aperto infatti una cittadella sociale a Cornaredo, gestita dalla Fondazione Francesco e sostenuta dal Rotary Club Lugano Lago. Il progetto ha consentito il recupero architettonico e strutturale del complesso della Masseria di Cornaredo, comprensivo del torchio in essa contenuto – bene culturale protetto a livello cantonale – e conferirà nuova vita a uno spazio pregiato e situato nel cuore nel Nuovo Quartiere Cornaredo, da anni inutilizzato.

Abbiamo aperto la mensa sociale e il centro di incontro ACLI, poi uno spazio multiuso con annesso negozio/enoteca nella sala del torchio, un ristorante, e una struttura ricettiva tipo Bed & Breakfast. È prevista anche un’area verde aperta al pubblico, con attività sinergiche con il progetto “Biodiversità in città” e il frutteto urbano, realizzato dalla Città in cooperazione con ProFrutteti e Alleanza Territorio e Biodiversità, sulla particella adiacente. Tutti questi elementi fanno capire come questo sia un progetto molto ambizioso, una vera e propria sfida, perché si tratta di far convivere un polo della solidarietà con attività ricreative e commerciali aperte alla città, cercando di realizzare finalmente quell’integrazione di cui tanto si parla ma che finora non ha dato sufficienti risultati concreti».