Dottor Giuseppe Fontana, Lei è un imprenditore di successo. Dov’è cresciuto?
«Sono cresciuto in una famiglia in cui da artigiani si è passati a essere imprenditori: all’inizio sul territorio lombardo, poi nel tempo all’estero fino a diventare una multinazionale».
Che studi ha fatto?
«Mi sono laureato alla Bocconi. Ho scelto l’ambito finanziario prima che la gestione aziendale, cosa che poi ho fatto nella pratica sviluppando per l’azienda di famiglia, appena dopo la laurea, il mercato americano».
Che peso ha avuto la sua famiglia nella sua scelta di interessarsi alla filantropia?
Il senso della filantropia nella nostra famiglia era: “Quella persona ha bisogno, quindi diamo una mano”. Abbiamo così dato tanto aiuto a privati, istituzioni religiose e non, da soli o aggregando altri soggetti. Molti tra questi interventi sono ancora attivi, e forte rimane la memoria di quanto fatto in passato».
C’è una persona particolare che l’ha ispirata?
«Alla fine degli anni 90 incontrai Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo, già amico di famiglia: presentava a Monza la proposta di insediamento sul territorio della Fondazione Comunitaria Provinciale. Il progetto, che ho sposato da subito, mi ha avvicinato al mondo del Terzo Settore, ma nella sua versione professionale: l’obiettivo non era solo donare ma partecipare a dei progetti, sviluppare la cultura del dono».
Qual è il momento in cui ha compreso che la filantropia sarebbe stata parte della sua vita professionale?
«Fu proprio in quel periodo: capii che, pur avendo tanto dato del mio poco tempo libero a organizzazioni imprenditoriali sul territorio nazionale, era ormai tempo di dedicarmi attivamente al Terzo Settore. Da allora partecipo alla vita della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e di altre associazioni. All’interno della Fondazione abbiamo costituito un fondo che rappresenta lo strumento condiviso con tutta la famiglia per attività benefiche».
A quali attività filantropiche ha dato vita personalmente o attraverso la sua azienda?
«Azienda e famiglia sono coinvolte allo stesso modo nella beneficenza. L’azienda sostiene finanziariamente i progetti, se necessario, consapevoli che la partecipazione alle necessità del territorio è parte della responsabilità sociale dell’azienda. La persona fisica, invece, oltre ai capitali mette il proprio tempo. Sosteniamo progetti legati alla sanità, al sostegno ai giovani disagiati, alla terza età, alla disabilità ma siamo attivi anche nello sviluppo territoriale. Supportiamo inoltre l’asilo della nostra comunità, un impegno nato per volontà di nostra madre e che portiamo avanti anche in suo onore. Significativo è poi il nostro impegno nel progetto “Il Paese Ritrovato”, villaggio per i malati di Alzheimer creato a Monza dalla Cooperativa La Meridiana».
Quali ambiti e temi la interessano personalmente?
«Riceviamo numerose proposte: le vagliamo tutte con attenzione e poi decidiamo in maniera collegiale con i membri della famiglia. Personalmente sono sensibile al tema delle persone malate e sofferenti, ma sono attento anche alle tematiche che riguardano lo sviluppo del territorio».
Lei è Presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Monza e Brianza. Che scopo statutario ha questa Fondazione?
«La Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, nata il 18 dicembre 2000 da un progetto di Fondazione Cariplo, si propone di promuovere la cultura del dono sostenendo progetti sociali, culturali e ambientali con il coinvolgimento di enti, istituzioni e persone che hanno a cuore lo sviluppo della nostra provincia. Fiducia, dialogo, ascolto, relazioni e sinergie sono le parole chiave su cui si fonda la sua attività. Ho l’onore di ricoprire il ruolo di presidente ormai da diversi anni e non posso che ringraziare, a nome dell’intera Fondazione, il Terzo Settore della nostra provincia per l’operato che quotidianamente svolge a favore della comunità. Lavoriamo attraverso erogazioni, bandi e linee di finanziamento, ma anche assumendo un approccio sempre attivo e aperto, di confronto a tutti i livelli. In questo modo, nel tempo, siamo riusciti a rafforzare e a rendere più frequente il dialogo con numerose realtà e a introdurre modalità erogative più flessibili, orientate al sostegno di progettazioni comuni. Ringrazio anche i tanti che ci sono sempre stati accanto, sostenendo le raccolte fondi, i progetti via via avviati e istituendo nuovi fondi».
Di quali progetti nell’ambito della salute si occupa la fondazione?
«L’attenzione al sociale ha sempre rappresentato uno dei pilastri della Fondazione, motivo per cui non è mai mancato, negli anni, il sostegno a iniziative di carattere socio-sanitario. Dal supporto alle attività legate alle esigenze della quotidianità, come il trasporto dei più anziani e di chi si trova in una condizione di malattia ai luoghi di cura e ai centri diurni, passando per iniziative di contrasto al disagio giovanile con particolare attenzione all’assistenza psicologica e alla salute mentale, fino al sostegno di progetti che possano offrire visite mediche a prezzi calmierati. E poi, tra le tante: le iniziative di animazione dedicate allo svago e al sollievo di pazienti di ospedale, il coinvolgimento di mediatori culturali nei reparti maternità per il sostegno alle neomamme straniere, la donazione di macchinari e strumentazioni in dotazione a reparti ospedalieri e alle ambulanze, la promozione di corsi di formazione per ASA e OSS per offrire un’adeguata assistenza domiciliare. Ogni attività sostenuta in questi ventidue anni ha cercato di rispondere ai bisogni via via emergenti».
Il Paese Ritrovato: il primo villaggio Alzheimer in Europa: ce ne vuole parlare?
«Quella del Paese Ritrovato è la storia di un sogno, un progetto tanto visionario quanto necessario. È stato messo a punto dalla Cooperativa La Meridiana di Monza ed è stato realizzato in tempi record grazie al sostegno dell’intera comunità. Anche la nostra Fondazione ha fortemente creduto nel suo valore, tanto che, oltre a un contributo economico, ha promosso l’istituzione di un fondo dedicato alla raccolta di donazioni, cui in tanti hanno potuto contribuire. La nostra Brianza ha il cuore generoso e si è lasciata subito conquistare dal progetto. Il Paese Ritrovato è stato pensato come un vero e proprio piccolo paese, così da permettere ai pazienti di condurre una vita quasi normale e di sentirsi a casa ricevendo, allo stesso tempo, le cure necessarie. La nascita del Paese Ritrovato è stata una rivoluzione, perché ha profondamente innovato i metodi di cura dell’Alzheimer e la cultura del welfare di comunità».
Lei è anche Presidente di Villa d’Este che ospita il noto evento dello Studio Ambrosetti. Ha mai pensato di dare vita a un summit della filantropia internazionale?
«Non avevo mai preso in considerazione questa possibilità ma la colgo come interessante spunto di riflessione».
Che cosa devono fare a suo parere i filantropi per ottimizzare l’impatto delle loro attività a favore della società civile?
«Credo che debbano partecipare o essere promotori di progetti o istituzioni che agiscono “a rete” in sinergia sul territorio. La disponibilità di fondi non è infinita e l’unico modo per essere incisivi è creare qualcosa di importante e strutturato insieme ad altri».
Qual è la sua visione per il futuro: che ruolo avranno i filantropi nei prossimi anni?
«La filantropia riflette l’aspetto etico-culturale dell’essere umano. Il ruolo di chi si dedica alla filantropia in prima persona è soprattutto quello di creare cultura attraverso il consenso e la condivisione. La filantropia è sussidiaria al pubblico, non può essere sostitutiva ma integrativa alla creazione del bene e del benessere comune. Inoltre non è solo importante alleviare il dolore delle persone ma creare la condizione per cui l’uomo possa vivere la propria vita in un contesto sano di crescita morale e mentale».
Chi è Giuseppe Fontana
Nato a Monza, formazione all’Università Bocconi di Milano e una significativa esperienza negli Stati Uniti, Giuseppe Fontana è CEO di Fontana Gruppo, realtà leader a livello mondiale nella bulloneria di alta qualità. Rappresenta la seconda generazione di una dinastia imprenditoriale che ha diversificato con successo nel settore del turismo, acquisendo la maggioranza del Gruppo Villa d’Este, player di riferimento nell’hôtellerie. È Presidente della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza.