Bergamasca di origine, prima di arrivare a Genuine Way, Amelia Bassini studia all’Università Cattolica di Milano e sembra destinata a una brillante carriera in avvocatura, dopo essere entrata a far parte di uno dei più prestigiosi studi legali milanesi.

Ma avvertendo che forse non era quella la sua strada, Amelia Bassini si prende una pausa di riflessione e per 40 giorni cammina da sola lungo il Cammino di Santiago, meditando su quale fosse la sua reale vocazione. Negli anni successivi frequenta SDA Bocconi e consegue un Master in marketing, soggiorna negli Stati Uniti e matura significative esperienze in società multinazionali. Finché, un incontro orienta definitivamente il suo percorso professionale: nel giro di pochi giorni fonda con Walfredo della Gherardesca, che già si stava occupando delle possibili applicazioni della tecnologia Blockchain, la Genuine Way, startup che si propone di dare un importante contributo alla lotta contro il greenwashing, cioè quell’ecologismo di facciata portato avanti da aziende che con l’ambiente e la transizione ecologica hanno poco a che fare e che sono solo preoccupate di far crescere il proprio business.

Ma come funziona la piattaforma messa a punto da Genuine Way? «Abbiamo scelto di rispondere alle aspettative delle imprese – sia PMI che corporate – elaborando un modello di business appositamente customizzato per le loro esigenze. La nostra attività è indirizzata su due fronti, con un focus da una parte sull’analisi di dati, grazie ad una Dataroom ESG su Blockchain, dall’altra sulla comunicazione ai consumatori. La registrazione delle informazioni raccolte sulle imprese analizzate avviene attraverso la GEN Platform, software proprietario, che permette di tenere traccia dell’impatto ambientale dell’intera filiera di approvvigionamento attraverso Blockchain pubblica».

In questo modo, Genuine Way fornisce soluzioni digitali pronte per l’uso andando a misurare l’impatto su diversi settori, dall’agrifood alla moda, passando per il design e la cosmesi, e si presenta sul mercato come il provider di riferimento per la tracciabilità verticale relativa alle tematiche ambientali.

«Un esempio del nostro modo di operare – prosegue Amelia Bassini – è dato dal lancio nel 2021 del progetto QuiVicino che riguarda la digitalizzazione della filiera del pane attraverso la tecnologia Blockchain con un QR code presente nei panifici che aderiscono all’iniziativa. Il meccanismo è molto semplice: i consumatori inquadrano il QR con il proprio smartphone e accedono a una finestra da cui possono seguire la filiera produttiva di ogni singola materia prima, a partire dagli agricoltori, dai mulini e dai depositi fino ai singoli esercizi commerciali in cui viene acquistato il pane. In questo modo è garantita la tracciabilità e l’autenticità della filiera produttiva del pane in un sistema che implementa il rapporto tra gli operatori del settore e i consumatori finali, con una soluzione che può essere replicata anche in altri contesti. Al momento partecipano al progetto circa una quindicina di panificatori della provincia di Bergamo, ma l’obiettivo, per il prossimo futuro, è di estenderlo anche ad altri settori al di fuori della panificazione, che hanno le stesse esigenze di tutela del consumatore. Il valore di questo lavoro consiste infatti nel supportare l’agricoltura locale e dare la possibilità al consumatore di scegliere consapevolmente prodotti di qualità e del territorio.

I fondatori di Genuine Way hanno le idee ben chiare riguardo ai prossimi passi da compiere per far crescere la loro società. «Fin dall’inizio – racconta ancora Amelia Bassini – ci siamo strutturati come se fossimo un’azienda dalle dimensioni ben maggiori delle nostre, stabilendo ruoli e precise responsabilità. Attualmente contiamo una decina di collaboratori distribuiti nelle sedi di Lugano, Milano e Salerno. Siamo nati in un periodo certo non facile, subito prima dello scoppio della pandemia, ma abbiamo rapidamente recuperato grazie anche al sostegno ricevuto in Svizzera attraverso la Fondazione Agire che ci ha supportato, oltre che offrendoci una sede presso il Tecnopolo, con interventi di coaching per strutturare al meglio la nostra azienda e mettere a fuoco il modello di business, ma anche attraverso presentazioni della nostra attività all’ecosistema ticinese, in primis mettendoci in contatto con AITI UP di cui ora siamo soci attivi. Fondazione Agire giocherà altresì un ruolo centrale nell’introduzione a fondi e investitori istituzionali per ottenere il round di finanziamento – il terzo nella storia della start up – previsto per la seconda parte di quest’anno. Per il futuro puntiamo in primo luogo alla crescita del numero dei brand che utilizzano la nostra piattaforma (attualmente sono una cinquantina, molti dei quali presenti con più linee di prodotti e siamo presenti in 7 Paesi europei).
Siamo convinti della nostra strategia, in considerazione del fatto che sono sempre più numerose le aziende che cercano di risolvere i problemi ambientali grazie alla tecnologia e a livello di ecosistema aumentano anche i player interessati, che mirano a finanziare o accelerare progetti di questo tipo. Mai come oggi nel mondo del business si sta ripensando il proprio modo di operare garantendo e comunicando, attraverso la trasparenza, la sostenibilità ambientale dei propri prodotti e delle proprie attività»