«Non solo non rinunceremmo mai alla nostra presenza al Salone del Mobile di Milano – esordisce Marta Anzani, dirigente di Poliform e Presidente GGI di FederlegnoArredo – ma recentemente la nostra azienda ha ampliato la sua presenza, partecipando anche alla biennale EuroCucina. Abbiamo raddoppiato così la nostra forza e durante la Fiera siamo tutti a Milano, tutti impegnati in questa grande vetrina. Certo, bisogna lavorare con lo stesso impegno ogni giorno, ma questo è sicuramente un momento fondamentale proprio per mettere in campo tutti gli sforzi fatti». Eppure Poliform non ha certo bisogno di farsi conoscere al pubblico. Come l’altrettanto consolidata Flou: «Saremmo matti se rinunciassimo al Salone – spiega Manuela Messina, responsabile ricerca e prodotti dell’azienda di Meda – è la vetrina più bella del nostro settore. Certo, Flou è presente anche a Mosca e agli eventi legati alle fiere di New York e Colonia, ma Milano è per le aziende come la nostra il momento più importante dell’anno. Anche dal punto di vista del fatturato, che si gioca proprio nei due mesi marzo/aprile, cioè a partire dagli eventi legati al Prefiera». Poi entrambe le signore del mobile d’eccellenza confermano che il Salone Internazionale di Milano è la migliore occasione che esista al mondo per creare nuove relazioni, per incontrare in pochi giorno non soltanto possibili acquirenti, ma anche fornitori e professionisti, magari da quei mercati emergenti di nuovissimo affaccio, che difficilmente si ha altra occasione di ascoltare. «È anche merito della città – sottolinea Anzani – che riesce a gestire la portata enorme di questo evento e ad attrarre gli addetti ai lavori concentrando in 6 giorni un’offerta di possibilità unica al mondo». Flou e Poliform, due aziende leader a livello internazionale, partite da due famiglie di mobilieri ed entrambe arrivate con successo al presente anche grazie ai ruoli manageriali riservati alle donne. «Non è così scontato – spiega Messina – che in un’azienda a conduzione famigliare, le figlie vengano ammesse nell’organico o, ancora più facilmente, che esse ne abbiano il desiderio. Il settore resta a vocazione particolarmente maschile, ma per noi è stato diverso (in Flou, oltre a Manuela, anche i fratelli Massimo e Cristina) perché siamo cresciuti senza alcuna imposizione, ma con il desiderio e la consapevolezza del nostro futuro in azienda». Ma se padri e nonni sono ben disposti a riconoscere i meriti delle propria progenie, anche se femmina, quando ci si rivolge all’esterno il registro cambia «e non solo perché si è donne, ma anche proprio perché si è “la figlia di”, diventa quindi necessario dimostrare il proprio valore oggettivo quando ci si rapporta con fornitori, contractor o possibili clienti. Dal mio punto di vista, la carta vincente è comunque in entrambi i casi quella di mantenere un atteggiamento umile e tranquillo, dando all’altro il tempo di riconoscere il nostro valore. Io mi rapporto ogni giorno con tantissime persone nuove e di fatto non ho mai avuto problemi nel farmi ascoltare». «In generale comunque – sottolinea Marta Anzani – è una questione non solo culturale, ma anzi soprattutto istituzionale. La vita professionale di una donna è spaccata in due dalla maternità: prima di essere madre, è più facile ottenere un trattamento equo. Ma quando si partorisce, lo Stato non ti mette nella posizione di poter riprendere il tuo lavoro con lo stesso impegno di prima: parlo di orari e costi degli asili nido, di incentivi economici alla maternità… Questo danneggia in primis la neo mamma e di certo non aiuta le aziende, per le quali invece queste dipendenti sono state fino a nove mesi prima una risorsa importante». Entrambe le manager sono poi d’accordo su un punto fondamentale: lo scandalo stipendi in gonnella, cioè il vizietto a causa del quale, a qualunque livello della gerarchia aziendale, le donne guadagnano meno dei loro parigrado maschi. «E le quote rosa non sono di certo la soluzione – conclude Anzani – vogliamo sedere in posti direttivi perché lo meritiamo, non per il semplice fatto di essere donne. È un processo in lento progredire, ma la rivoluzione è già stata fatta negli anni ’70 e oggi non ce n’è più bisogno». Per questo entrambe le manager sono assolutamente ottimiste riguardo al futuro delle donne sul lavoro, anche nel muscolosissimo settore mobiliero.
Lusso
Donne manager al Salone
15 Febbraio 2018