Nuove tecniche radiologiche e “macchina delle meraviglie”, ci spieghi Dott.Gargiulo in cosa consiste questa innovazione?
«Dobbiamo partire dal fatto che nei primi anni del 1900 l’avvento delle apparecchiature radiografiche provocò un profondo interesse nella comunità medica e la radiografia divenne un importante strumento di ricerca. Per oltre 70 anni i medici e, in particolare gli specialisti del distretto ODONTOSTOMATOLOGICO E MAXILLOFACCIALE, di nostro piu’ specifico interesse, hanno condotto clinica e ricerca analizzando principalmente i pazienti tramite indagini bidimensionali come ortopantomografia e proiezioni radiografiche. Essi, per tanto, hanno dovuto adeguare il loro lavoro ai vincoli tecnici, restringendo, di fatto, la loro visione nei limiti della bidimensionalità. A partire dall’inizio del nuovo secolo, invece, le potenzialità offerte dalle ultime generazioni di apparecchiature radiologiche potenziate con l’ausilio dell’elettronica e dell’informatica hanno dischiuso orizzonti ben piu’ ampi come la radiologia volumetrica».
In che cosa consiste la radiologia volumetrica?
«Le prime TAC (Tomografie Assiali Computerizzate) risalgono alla metà degli anni ’70. Da allora molti progressi sono stati compiuti in termini di qualità delle immagini, facilità e velocità d’esecuzione. In anni recenti è stata introdotta una diversa metodologia d’acquisizione volumetrica chiamata TCCB/CBCT (Cone Beam o fascio conico). Questa tecnologia ha permesso di costruire delle apparecchiature dedicate a certe parti del corpo, con costi contenuti, estrema facilità d’utilizzo, ottima qualità delle immagini e soprattutto bassissima dose di radiazioni, tali da poterle usare di routine in tutta sicurezza anche nei bambini. L’acquisizione volumetrica, infatti, è effettuata mediante una rotazione di 360° della macchina intorno alla parte da analizzare, dura pochi secondi e comporta una sensibile riduzione della emissione di radiazioni, di gran lunga inferiori a quelle necessarie per una normale TAC».
Quali vantaggi diagnostici ne derivano?
«L’acquisizione volumetrica, rispetto ad una acquisizione radiologica tradizionale, piana, permette di avere una infinita quantita’ di informazioni in piu’ in virtu’ del fatto che viene ottenuto il volume virtuale della parte anatomica da esaminare cosi’ l’odontoiatra, ortodontista, l’otorino-laringoiatra, il chirurgo orale, il chirurgo maxillo-facciale e ogni altro specialista che lavora in ambito cranio facciale, ha la possibilità di poter interagire in modo virtuale con le parti anatomiche interessate per poter trarre tutte le informazioni necessarie per la diagnosi e la pianificazione del trattamento. In tal modo è dunque possibile pianificare al meglio il successivo intervento, riducendo i disagi, i costi ed offrendo maggiori garanzie per il paziente.».
A quali parti anatomiche si adatta l’utilizzo di questa tecnologia?
«Oltre che l’apparato dentale possono essere ottimamente esaminati il complesso pneumico paranasale, le articolazioni temporo-mandibolari e l’interno dell’orecchio, nonché l’apparato scheletrico periferico e dunque mani, piedi, ginocchio.
Quali altri vantaggi puo’ produrre questo sistema di lavoro?
«Fin qui’ abbiamo descritto quelli che arrivano, in maniera diretta, al paziente ed al medico ma questa tecnologia apre orizzonti ben piu’ ampi di diagnosi e di ricerca poiche’ essa permette lo sviluppo di un sistema integrato di acquisizione e di produzione delle immagini fino alla stampa in 3D. Ecco perche’ io parlerei piu’ che di una macchina di un sistema delle meraviglie ed in questo consiste la nostra vera innovazione tecnologica. Nel mio studio sussistono tecnologie informatiche che consentono di passare dall’analisi di indagini radiologiche, essenzialmente acqisite con apparecchiatura Cone Beam NEWTOM 5G XL, prima sul territorio Svizzero, alla simulazione di un intervento chirurgico con la possibilita’ di stampare immagini statiche su pellicola o su supporto cartaceo, con uso di colori costituiti da pigmenti vegetali a base di glicerina, senza solventi o sostanze chimiche, nel pieno rispetto dell’ambiente. Inoltre la stampa in 3D consente la produzione di fedeli repliche anatomiche, di guide chirurgiche, o di controstampi per la personalizzazione di elementi protesici o di materiali per la rigenerazione ossea. L’attuale tecnologia ci consente la realizzazione di modelli tridimensionali, con differenti resine, che restituiscono una perfetta ricostruzione della parte anatomica interessata, con un dettaglio fin nei minimi particolari mai raggiunto in precedenza. Per fare solo un esempio abbiamo provato ad analizzare una conchiglia e il modello ricostruito fornisce perfino il caratteristico fruscio dell’aria “la voce del mare”».
Tutto ciò comporta tuttavia l’acquisizione di specifiche competenze…
«La radiologia volumetrica con tecnologia Cone Beam, decreterà la fine dell’interpretazione soggettiva delle immagini per lasciare spazio alla loro visione oggettiva. In parole povere assisteremo al definitivo passaggio del radiologo dal regno delle ombre ad una diretta rappresentazione della realta’. Posso dire che con il mio studio, in Italia e a Lugano, ho elaborato protocolli dedicati con diversi software che consentono il migliore utilizzo di questa tecnologia e che sono diventati dei modelli di riferimento in Europa».
In futuro correremo il rischio che la tecnologia e le macchine possano sostituire l’approccio clinico ed il medico?
Per carita’! Chiunque si avvicina con competenza alla tecnologia sa’ che essa rimane e rimarra’ sempre un ausilio, magari sempre piu’ raffinato, ad un sapere orientato da una formazione di studio, di ricerca, da un intuito professionale e da una pratica clinica orientata da una deontologia e dalla ricchezza umana della relazione medico-paziente che e’ il vero patrimonio delle scienze mediche.
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