Quali sono le ragioni che hanno portato alla costituzione di questo Centro specialistico per la presa a carico di pazienti con dolori correlati a disturbi della colonna vertebrale e quali obiettivi si prefigge di raggiungere?
«Finora in Ticino il paziente colpito da patologie relative alla colonna vertebrale era costretto ad affrontare più spostamenti per accertamenti, esami diagnostici e trattamenti, con conseguenti difficoltà di coordinamento e perdite di tempo. Da qui l’esigenza di concentrare in un unico Centro tutte le competenze necessarie per offrire accoglienza e presa in carico capaci di assicurare un trattamento rapido, all’avanguardia e multidisciplinare, quindi completo, senza che la persona debba affrontare molteplici spostamenti. In questo caso l’anamnesi clinica è accompagnata da un complemento diagnostico individualizzato e immediato, mentre la discussione di ciascun caso è collegiale e individualizzata alla ricerca del migliore percorso terapeutico e riabilitativo».
Di quali attività specialistiche potrà avvalersi il Centro?
«L’approccio multidisciplinare è assicurato dalla presenza di chirurghi ortopedici e neurochirurghi (figure non sempre associate a trattamenti invasivi), reumatologi, fisioterapisti, anestesisti responsabili per la terapia del dolore, specialisti della mano. In futuro dovrebbero aggiungersi anche la figura del neurologo e psichiatra. La loro collaborazione consente di intervenire tempestivamente sia nei casi di mal di schiena acuto (che di solito si risolvono nel giro di 4 settimane), così come nei casi cronici (oltre le 12 settimane)».
Quale rilievo hanno le patologie legate al mal di schiena e in che misura incidono sulle spese sanitarie tra esami, trattamenti, riabilitazione e cure a lungo termine?
«Alcuni dati ci aiutano a comprendere quanto siano rilevanti i disturbi correlati al mal di schiena. In Svizzera quattro adulti su cinque soffrono di male alla schiena almeno una volta nella vita o con frequenza ricorrente, e questo problema non risparmia le fasce più giovani della popolazione. E ancora, il mal di schiena acuto va incontro a recidive e in circa il 10% dei casi diventa cronico. Per questi casi è importante il riconoscimento di “yellow flags” come situazioni di stress, depressione, inattività. Queste percentuali sono in progressione soprattutto in paesi con reddito pro capite elevato. I dolori alla schiena provocano limitazioni e si ripercuotono sulla qualità di vita delle persone, generando costi sanitari pari al 6,1% del totale della spesa sanitaria nazionale. La perdita di guadagno o produttività è calcolata pari a una cifra poco inferiore a 5mila per persona all’anno ».
In che modo la prevenzione può concorrere a eliminare i fattori di rischio?
«Il mal di schiena è un problema molto diffuso, conoscerne le cause di origine e le strategie per combatterlo è di fondamentale importanza sia in ambito preventivo che riabilitativo-terapeutico. Ogni persona dovrebbe quindi imparare a riconoscere questa patologia, ad apprendere i fattori predisponenti e le regole per un’adeguata prevenzione. Il mal di schiena è una malattia multifattoriale. La lombalgia può quindi insorgere per cause estremamente diverse tra loro. Raggruppando tali fattori per caratteristiche comuni vanno considerate decine possibili cause di origine. Ciò presuppone un intervento terapeutico diverso per ogni circostanza, ma deve considerare un trattamento efficace del dolore, il mal di schiena cronico di norma non richiede una terapia a base di oppiacei. La prevenzione del mal di schiena si basa su un livello di prevenzione primaria, comune per tutti i tipi di lombalgia ed è basato sull’acquisizione delle corrette abitudini di vita, sull’incoraggiamento a svolgere attività e soprattutto a non interrompere le attività abituali. La prevenzione secondaria si fonda invece su un intervento rieducativo che coinvolge appunto molte figure professionali come medici, terapisti della riabilitazione e laureati in scienze motorie. I metodi principali per il trattamento del dolore alla schiena cronico prevedono: informazioni ripetute, rivalutazione del trattamento periodico con eventuale modulazione del dolore, rafforzamento della muscolatura di schiena e tronco (MTT), fisioterapia attiva, non passiva, miglioramento forma fisica generale, terapie rilassanti».
Quali progressi la ricerca e la pratica medica hanno determinato nella cura dei disturbi della colonna vertebrale?
«Prospettive decisamente molto interessanti provengono dalla cura del mal di schiena cronico attraverso la medicina rigenerativa. Questa terapia avanzata utilizza cellule staminali presenti all’interno del midollo osseo, prelevate dallo stesso individuo e che possono essere applicate all’interno del disco intervertebrale dopo essere state isolate e moltiplicate. Un trattamento meno invasivo è l’utilizzo di PRP (plasma ricco di piastrine) che promuove il processo di guarigione endogeno. Le piastrine contengono diversi fattori che influenzano la proliferazione dei tessuti e migrano nei siti con ferite o degenerazione in corso. Le tecniche chirurgiche diventano inoltre sempre meno invasive, come l’endoscopia, che facilita la riduzione dei tempi di recupero. La prima idea del Centro era quella di promuovere questo tipo di chirurgia ambulatoriale come modello di guarigione rapido, con meno rischi perioperatori e una drastica riduzione dei costi come avviene in diversi Centri di cura della colonna vertebrale soprattutto negli Stati Uniti. Le nuove tecniche di intervento alla colonna vertebrale non necessitano obbligatoriamente di degenza in clinica o riabilitazione in centri specializzati, con la stessa percentuale di complicanze come confermato da sempre più studi scientifici.