Il Consiglio federale propone di dedurre integralmente le partecipazioni estere dai fondi propri di base: questa variante estrema rafforza tuttavia notevolmente lo Swiss Finish, è insolita a livello internazionale e indebolisce la competitività della piazza finanziaria e industriale svizzera, motivi per cui Swissbanking (Associazione svizzera dei banchieri) respinge questa regolamentazione.
Nella sua presa di posizione sulla modifica della Legge sulle banche relativa ai requisiti patrimoniali delle filiali/partecipazioni estere (misura 15), Swissbanking sostiene l’obiettivo di rafforzare la stabilità del sistema e, di conseguenza, consolidare ulteriormente la fiducia nella piazza finanziaria svizzera.
L’associazione respinge tuttavia categoricamente la proposta di dedurre integralmente le partecipazioni estere dai fondi propri di base (CET1) e di imporre una copertura di fondi propri del 100% alle filiali estere. La proposta del Consiglio federale opta così per una variante estrema che rafforza ulteriormente lo Swiss Finish, si distingue nettamente a livello internazionale e indebolisce ulteriormente la competitività della piazza finanziaria e industriale svizzera.
Tale indebolimento avrebbe conseguenze non solo sulla politica finanziaria, ma anche sul mercato del lavoro: Swissbanking valuta queste misure dal punto di vista delle banche in quanto datori di lavoro e sottolinea il serio rischio di delocalizzazione e di perdita di posti di lavoro in Svizzera.
Effetti sulla localizzazione e sull’occupazione
Le banche svizzere offrono circa 120’000 posti di lavoro in Svizzera, formano diverse migliaia di apprendisti e investono massicciamente nella formazione continua. In qualità di partner sociale del settore bancario, per le banche è importante che la regolamentazione bancaria rimanga proporzionata e consenta di mantenere un ambiente in cui possano rimanere competitive a livello internazionale e continuare a offrire posti di lavoro interessanti.
Ciò vale in particolare per l’ultima grande banca svizzera di importanza sistemica mondiale UBS, che contribuisce in modo significativo al prestigio internazionale e all’attrattiva della piazza bancaria svizzera in termini di occupazione. Un onere supplementare sul capitale, non coordinato a livello internazionale, aumenta il rischio di adeguamenti del modello di business, che potrebbero alla fine avere un impatto sull’occupazione e sui posti di formazione.
Conseguenze negative sull’economia e sulla politica finanziaria
La deduzione integrale proposta renderebbe le attività internazionali dalla Svizzera nettamente meno attraenti. Tuttavia, le attività all’estero contribuiscono in modo significativo al successo della piazza finanziaria: circa la metà dei patrimoni dei clienti gestiti in Svizzera (per un totale di circa 9’300 miliardi di franchi) proviene dall’estero, a vantaggio delle imprese svizzere grazie a tassi d’interesse più bassi e costi di finanziamento più vantaggiosi.
Con la deduzione integrale proposta, la Svizzera va contro la deregolamentazione internazionale: UBS avrebbe così requisiti patrimoniali superiori di circa il 50% rispetto a quelli degli istituti concorrenti nell’UE, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, altre piazze finanziarie stanno semplificando le loro normative, in particolare per sostenere l’economia; negli Stati Uniti ciò dovrebbe liberare circa 2’600 miliardi di dollari di capacità supplementare per le operazioni sui mercati del credito e dei capitali.
Questa misura riguarderebbe infatti principalmente UBS e comporterebbe un fabbisogno supplementare di capitale di circa 23 miliardi di dollari e costi ricorrenti annuali di circa 2 miliardi di dollari. Questi costi non hanno un effetto isolato, ma si ripercuotono generalmente sui prezzi e sull’offerta. Sottolineiamo inoltre che la perizia realizzata su richiesta del Consiglio federale («Alvarez & Marsal», giugno 2025) menziona tra le possibili conseguenze in Svizzera una riduzione dell’offerta di credito, tassi di interesse sui depositi più bassi e la soppressione di posti di lavoro.
Valutazione parziale – mancanza di un esame delle alternative
Secondo Swissbanking la proposta del Consiglio federale privilegia ancora una volta la stabilità finanziaria a scapito della competitività, che è invece indispensabile affinché la piazza finanziaria possa svolgere il suo ruolo centrale nell’economia svizzera.
Come già sottolineato nell’ambito della consultazione ormai conclusa, si deplora la mancanza di un’analisi costi-benefici sufficientemente affidabile e di un esame trasparente di alternative meno radicali. Un’analisi approfondita dell’impatto della regolamentazione (compresi gli effetti sull’occupazione, sui posti di formazione, sui costi di finanziamento e sulle decisioni di insediamento) è indispensabile, in particolare nel caso di una variante massima di tale portata.
Richieste del mondo delle banche
In sintesi, Swissbanking chiede al Consiglio federale e alle autorità competenti di:
- rinunciare alla deduzione integrale/alla copertura effettiva al 100% delle partecipazioni estere sotto forma di fondi propri, come proposto
- esaminare alternative proporzionate e coordinate a livello internazionale che rafforzino la stabilità finanziaria senza danneggiare in modo sproporzionato la competitività della piazza finanziaria e, di conseguenza, le prospettive occupazionali
- presentare un’analisi d’impatto approfondita (compresi gli effetti sul mercato del lavoro e sull’occupazione) prima di sancire nella legge una variante estrema incompatibile a livello internazionale.
Le banche svizzere sostengono le misure volte a rafforzare la stabilità e la fiducia nella piazza finanziaria, a condizione che siano proporzionate e tengano adeguatamente conto delle loro ripercussioni sull’economia reale e sull’occupazione. La deduzione integrale proposta non soddisfa chiaramente questi requisiti.
Associazione Bancaria Ticinese
Villa Negroni | 6943 Vezia



