L’estate passata, vaccini a parte, il virus era stato più mite, garantendo tra maggio e giugno diversi giorni di fila a contagi 0. Nel 2021, maggio e giugno avevano mostrato una dinamica molto positiva, con i contagi in netta diminuzione, ma poi l’arrivo della variante delta ha scombinato le carte, provocando a luglio un peggioramento nella curva.

“Fortuna che c’è la vaccinazione – esordisce Manuele Bertoli, presidente del Consiglio di Stato – che resta la via maestra e lo strumento decisivo per sconfiggere il virus”. È difficile, spiega in conferenza stampa, fare una previsione precisa, ma è molto probabile che in inverno ci sia un aumento dei contagi: “Cosa fare quindi rispetto l’assetto dell’ospedalizzazione? Tutte le strutture devono ancora essere a disposizione, nel pieno della loro capacità e anche oltre, ecco perché si è raggiunto l’accordo di cui parliamo oggi. Ma fondamentale è aumentare il tasso di vaccinati in Ticino. Nonostante il nostro cantone sia fra quelli che stanno vaccinando più rapidamente, oggi “solo” il 53% circa delle persone ha raggiunto il completamento dell’iter e soprattutto restano non vaccinati ancora tanti over 65 e over 55. Bisogna aumentare questi numeri, se si vuole contrastare la contagiosissima variante delta”.

Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità e Consigliere di Stato, ha poi focalizzato l’attenzione su questo nuovo piano federale, legato al potenziamento degli ospedali e soprattutto dei posti dedicate alle cure intense.
“Ad oggi abbiamo mille incognite legate alla diffusione del covid, soprattutto per le nuove varianti: la delta è contagiosa più del doppio della variante inglese, che già lo era molto più dell’originale. In più doppio è anche il rischio di ospedalizzazione”. Insomma, contagia di più e dà luogo a forme più gravi: la paura che le terapie intensive si saturino in fretta è più che giustificata.
I vaccini proteggono dalle forme gravi, anche nel caso delle varianti. Al momento però – continua De Rosa – noi dobbiamo capire cosa servirebbe agli ospedali nel caso dello scenario peggiore. Siamo tutti concordi nel credere che, prima di tutto, si debba trovare il modo di garantire l’assistenza covid senza intaccare il sostegno a tutte le altre patologie e senza fermare lo screening dei possibili nuovi malati non covid”.
Il ritardo nella diagnosi per esempio dei tumori o delle malattie metaboliche o cardiache è stato a livello mondiale uno dei peggiori tributi pagati al covid. Lo scopo del Consiglio di Stato ticinese è quello di evitare che questo si ripeta nei prossimi mesi. “Per farlo – spiega il consigliere – serve personale qualificato e disponibile subito in caso di necessità, servono strutture pronte anche a peggioramenti rapidi. Quest’anno avremo molta più mobilità delle persone rispetto al 2020 e meno rigore nelle misure di protezione (da una parte perché c’è più stanchezza nelle persone, dall’altra perché per legge si possono fare più cose). In inverno dobbiamo poter assicurare posti in terapia intensiva, fatto che ha invece rappresentato un grande scoglio nella prima ondata”.

Quindi il Consiglio di Stato ha fatto una stima potenziale del bisogno di posti dedicati alle cure intense, lavorando con l’Ente Ospedaliero Cantonale e con la Clinica Luganese Moncucco per arrivare a questa soluzione. Il paino prevede 25 letti di cure intense per pazienti covid, 11 dei quali sono già nella disponibilità degli ospedali, gli altri 14 invece verranno procurati dal Cantone a sue spese.

Il Consiglio di Stato ha stanziato 20milioni per sopperire alla gestione pandemica nel 2020. Il Cantone spenderà anche 3,5 milioni di Franchi per il capitale umano: 10 medici e una 40 di infermieri, fino all’estate 2022. Personale specializzato nella cura dei pazienti covid, che lascerà quindi anche un ottimo margine di personale dedicato alla medicina ordinaria.
“Questo credito servirà a garantire la prontezza se lo scenario negativo si realizzasse al 100%. Abbiamo stimato picchi di 170 pazienti covid ricoverati in ospedale, 25 dei quali in terapia intensiva. Se i numeri dovessero essere inferiori, il Governo spenderà meno”.

Paolo Bianchi, direttore della divisione Salute pubblica del Dipartimento della Sanità e della Socialità, ha chiarito come si è arrivati ha definire i numeri dello scenario peggiore e quindi in base a queli stime si è previsto l’intervento economico: “Le previsioni dei contagi covid nell’inverno 2021 e della sua pericolosità (che si traduce in ricoveri ordinari o in intensiva) sono state fatte in base ai dati che abbiamo oggi, in particolare guardando l’andamento delle due precedenti ondate. La prima con numeri altissimi e più breve, la seconda con numeri leggermente inferiori ma molto più protratta nel tempo. Ora ci aspettiamo che il picco sia in inverno, momento nel quale appunto abbiamo previsto quei 25 posti in terapia intensiva fortemente voluti dal Cantone”.
Questo, almeno che il picco non sia nel numero dei vaccini…